marco varnier

L’odore inconfondibile dell’erba, il piacere di dare un calcio al pallone, l’adrenalina del campo. Marco Varnier è finalmente tornato a essere un calciatore, a quasi due anni di distanza dall’inizio del suo calvario sportivo proprio quando tutto sembrava prendere forma. Poche partite, utili soprattutto a riassaporare vecchie sensazioni. Una manna dal cielo per un ragazzo di grande prospettiva, tanto bravo quanto sfortunato. A 22 anni, con ancora una carriera davanti, è pronto a ricominciare da dove tutto si era bruscamente interrotto nell’estate di due anni fa.

CALCIOMERCATO SERIE A, LE DATE DELLA SESSIONE ESTIVA

Sliding doors

Eletto miglior difensore della serie B al temine della stagione 2017/2018, Marco Varnier viene prelevato dall’Atalanta per una cifra complessiva di quasi 5 milioni di euro. In quel momento, appare come il giocatore ideale da inserire nel contesto tecnico-tattico di Gian Piero Gasperini, artefice della metamorfosi del club nerazzurro. Le aspettative attorno al suo nome sono molto alte, vista la partenza di Caldara verso la Juventus e la necessità di dare continuità a un progetto destinato a fare scuola.

Tutto insomma lascia intendere che la sua carriera possa essere a un punto di svolta, ma accade l’imponderabile. Durante una sessione di allenamento Varnier e Gomez vengono a contatto. Sembra un banale contrasto di gioco, ma il Papu cade rovinosamente sul ginocchio del classe 98 che subisce la rottura del crociato e del collaterale del ginocchio destro.

Chissà cosa sarebbe accaduto senza questo incidente di percorso, un episodio che avrebbe potuto abbattere chiunque ma un ragazzo dai sani principi morali sorretto da una famiglia molto unita, capace di dargli la forza di rimettersi subito al lavoro per tornare in campo anche dopo la seconda operazione alla quale è costretto a sottoporsi durante la fase di recupero. Trascorsa interamente la stagione, il club nerazzurro decide di girarlo in prestito al Pisa in serie B, con il chiaro intento di garantirgli quella continuità che nel frattempo a Bergamo non avrebbe potuto avere.

Sfortuna cieca

L’eleganza, la pulizia negli interventi, la tecnica di base di cui Marco Varnier dispone, conquistano immediatamente Luca D’Angelo. L’emergente tecnico dei toscani, fuori dai playoff proprio all’ultima giornata, capisce di avere tra le mani un giocatore fuori categoria e non esita a farne un perno della sua difesa. A inizio ottobre però, la sfortuna torna prepotente a bussare alla porta del giovane padovano, privandolo di un altro campionato da protagonista con vista serie A.

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La lesione del legamento crociato del ginocchio sinistro è una botta durissima da digerire. Non deve essere semplice gestire la emozioni scaturite da un altro episodio negativo a breve distanza dal primo vero infortunio della carriera, rivivere tutte le tappe di un lungo periodo di riabilitazione, sapere di dover rimettere tutto se stesso con la speranza che tanto basti per riprendere a fare ciò per cui immagini di essere portato.

Marco Varnier, ritorno al passato

L’appendice estiva della stagione ha concesso a Marco Varnier di tornare in campo prima della fine del campionato. 9 partite, 82 minuti di media a partita, per un totale di 739 minuti. Numeri inequivocabili che raccontano il modo con il quale ha saputo riproporsi a ottimi livelli, riconquistando il posto da titolare e imponendosi come uno dei migliori interpreti del ruolo di difensore nel post lockdown.

Curioso notare come le percentuali raccolte da Wyscout riguardanti i duelli vinti siano praticamente identici a quelle fatte registrare nella sua miglior stagione con la maglia del Cittadella. Un dato indicativo di come, ristabilitosi completamente, possa tornare a guadare con fiducia al futuro prossimo.

L’Atalanta ha sempre mostrato fiducia in lui, non soltanto per giustificare l’investimento operato due anni fa. L’impressione, molto vicina a una certezza, è che senza intoppi di carattere fisico alla Final Eight di Champions League a Lisbona, conclusa ad un passo dalle semifinali, ci sarebbe stato anche il nome di Marco Varnier.