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In Argentina, e non solo, hanno vietato l’utilizzo del nome di Maradona

La giustizia argentina ha stabilito che non sarà più possibile sfruttare il nome di Maradona come marchio, almeno fino a quando non sarà terminata la battaglia legale tra le figlie e l’ex agente 

La guerra aperta per l’eredità di Diego Armando Maradona si sposta dai tribunali al piccolo schermo e alla carta stampata: dopo aver vietato l’uso di qualunque marchio a lui riconducibile quasi cinque mesi fa, infatti, la giustizia argentina ha posto il veto totale sull’impiego del nome di Maradona per promuovere qualunque cosa a scopo promozionale.

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La decisione rientra nell’ambito del procedimento aperto dalle figlie Dalma e Giannina Maradona contro l’avvocato dell’ex calciatore, Matías Morla, accusato di presunta frode. Dalma e Giannina accusano Morla di aver tradito la fiducia del padre creando di nascosto una società, la Sattvica, considerata dalle ragazze come una “scatola vuota con la quale appropriarsi di tutti i marchi” legati all’ex campione del mondo di Messico ’86.

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Fonte: Instagram @lineaoro_sport

La famiglia Maradona contro Morla

Dalla morte di Maradona, la società Sattvica ha presentato “un totale di 147 domande di registrazione di marchio relative a Maradona (nomi, pseudonimi e immagini)” dinanzi all’INPI, l’istituto Nazionale della Proprietà Intellettuale argentino. L’accusa ritiene che il marchio Maradona sia esclusivo del padre e che, una volta passato sfortunatamente a miglior vita, siano i legittimi eredi a poterne legalmente disporre.

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Sattvica, creata nel 2015 da Morla e il cognato, disporrebbe quindi di una proprietà intellettuale estorta con l’inganno in quanto, per creare la società, lo stesso ex procuratore di Maradona si sarebbe autofirmato il contratto di cessione del marchio. Insomma, un vero e proprio conflitto di interessi che ha permesso a Morla di fare affari non solo in Argentina, ma anche nel resto del continente e negli USA.

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Fonte: Instagram @thescudman

Cosa succede ora?

Carlos Donoso Castex, il procuratore incaricato di indagare sulla vicenda, ha parlato con la stampa argentina provando a fare chiarezza sulla questione: “Sebbene formalmente non sia stato impedito all’azienda di farlo, avviare un così elevato numero di registrazione di nuovi marchi legati al nome è una cosa che va valutata con attenzione – ha detto Castex – perché attualmente ci sono diversi procedimenti penali pendenti tra gli eredi e l’azionista di maggioranza”.

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Così il giudice, che aveva disposto la perquisizione dello studio legale di Morla e il divieto del marchio Sattvica, ha deciso di “prorogare l’ordinanza che vieta l’innovazione e l’appalto” a tutte le domande di marchio. “Diego Armando Maradona”, “Diego Maradona”, “Diego”, “Diegol”, “La Mano de Dios”, “El 10” e altri nomi e immagini che si riferiscono al giocatore argentino.

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Questi ultimi non possono essere utilizzati in Argentina, ma nemmeno nel resto del mondo, mettendo un freno sensibile a un business potenziale da milioni di dollari. Intanto, la sfida giudiziaria tra la famiglia Maradona e Morla si unisce a quello tra il medico Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov, nel caso che cerca di determinare le circostanze della morte di Diego.

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Secondo il rapporto della commissione medica richiesto dai giudici, il team di professionisti preposti a vigilare sulla salute dell’ex giocatore – 60 anni, con gravi problemi cardiaci, epatici e renali – ha agito in modo “inappropriato, carente e sconsiderato” verso un paziente che “non era in pieno uso delle sue facoltà mentali, né in grado di prendere decisioni sulla propria salute”. Insomma, una vicenda estremamente spigolosa, della quale difficilmente si vedrà un epilogo in tempi brevi.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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