La parentesi da incubo di Lopetegui al Real Madrid

Il Siviglia incontra il Real Madrid nella dodicesima giornata di Liga: una partita speciale, anche e soprattutto per Julen Lopetegui.

13 giugno 2018. Alla vigilia dell’inizio del Mondiale in Russia, arriva l’annuncio che smuove gli animi e gli equilibri del popolo iberico: la Spagna non ha più un CT, con l’esonero a sorpresa di Julen Lopetegui. Sarà Fernando Hierro a guidare le Furie Rosse, che concluderanno la loro spedizione con una sconfitta agli ottavi di finale contro i padroni di casa, ai calci di rigore.

Ma come mai quest’allontanamento così improvviso e senza avvisaglie? Il motivo risiede nelle costanti telefonate tra il tecnico ex Porto e Florentino Perez, pronto ad accoglierlo al Santiago Bernabeu dopo l’addio di Zinedine Zidane. Sarà l’inizio di un avventura a dir poco fallimentare.

Lopetegui e Real: poteva iniziare meglio

Strano, perché le prime uscite stagionali dei Blancos sotto la guida di Lopetegui restituiscono alla luce del sole una squadra solida, che sembra aver superato senza troppe preoccupazioni l’addio in direzione Torino di Cristiano Ronaldo. Dopo un primo passo falso in Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid, arriva la Liga ed un filotto di sei partite da imbattuti, compreso il 3-0 contro la Roma.

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All’indomani della vittoria di misura firmata Asensio contro l’Espanyol, però, iniziano i problemi, che destino vuole essere tinti del biancorosso andaluso. Il 3-0 inflitto dal Siviglia al Sánchez-Pizjuán è la prima asse di legno a traballare nella casa madridista. Da lì, il Real Madrid non si alza più: quattro gare senza vittoria sembrano annunciare un esonero che non sa di una seconda chance.

Lopetegui
Fonte: Twitter @OptaJose

Nemmeno il 2-1 in Champions League contro il Viktoria Plzen rimette in carreggiata l’ex CT della Spagna, che ora sembra mangiarsi le mani per non essersi gustato il suo primo Mondiale in panchina. Il 28 ottobre arriva la batosta definitiva.

 

Colpo di grazia dal Barça

Al Camp Nou va in scena un Clasico dai sapori contrastanti da una all’altra parte del campo. Se il Barcellona di Valverde arriva alla sfida più sentita della stagione con un 4-2 rifilato allo stesso Siviglia che aveva ridimensionato le ambizioni dei Blancos, questi ultimi erano chiamati ad un “now or never” di dimensioni bibliche.

Nonostante l’assenza di Messi, però, il Barça riuscì a frantumare le speranze di Lopetegui e dei suoi uomini: Coutinho, una tripletta di Suarez e Vidal resero il gol di Marcelo una semplice goccia nello tsunami blaugrana di fine mese.

Una prestazione scarna, priva dell’identità conquistatrice che ha sempre contraddistinto il Real Madrid, soprattutto nelle ultime tre stagioni, con la conquista di altrettante Champions League con Zidane seduto in panchina. L’alibi della mancanza di CR7 non può più essere valida. Serve un cambiamento e – come spesso accade – a farne le spese è il tecnico: appena cinque mesi dopo il cambio in corsa dalla Russia a Madrid, Lopetegui fa le valigie.

Mi Sevilla

Passano mesi, probabilmente avvolti di riflessioni e peccati da non commettere ulteriormente. Forse aveva alzato troppo la voce in uno spogliatoio ricco di prime donne come quello del Santiago Bernabeu? Forse l’ombra di Zidane continuava ad aleggiare su quella panchina? Domande a cui non ci si poteva porre risposta. L’unica certezza, per il nativo di Asteasu, piccolo agglomerato urbano basco, era quella di scacciare il Real Madrid dai suoi pensieri.

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L’occasione perfetta per riprendere in mano la propria carriera arrivò a pochi giorni dall’anniversario della fuga dal ritiro della Spagna in terra russa: il Siviglia, reduce da due cambi in panchina, prima con Machín e poi con Caparrós, lo chiama. Il risultato? Un quarto posto che sarebbe valso la Champions League, che è arrivata comunque dopo il trionfo in finale di Europa League contro l’Inter di Conte.

Lopetegui
Fonte: Twitter @EuropaLeague

Tra poco, Lopetegui potrebbe prendersi la sua rivincita. Senza pensare a “What if” di vario genere, legati a quel Mondiale con la Spagna ed all’esperienza da incubo al Bernabeu.

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