Lewandowski: “Nessuno guarda più le partite, i ragazzi sono esseri umani”

É un Robert Lewandowski a trecentosessanta gradi quello che si racconta sulle pagine de El País parlando del mestiere del centravanti, delle aspettative che si riversano sui top player e sul futuro del calcio, ormai sempre più dinamico.

Un calcio in continua evoluzione in cui devi stare sempre due passi avanti agli avversari e al calcio stesso, questo il concetto passato nelle molteplici domande a cui il centravanti polacco ha risposto al quotidiano spagnolo.

Un’intervista densa di significato che mette in luce l’evoluzione di uno dei centravanti più importanti degli ultimi vent’anni. 

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Lewandowski e una carriera da prolungare

“Tutto quello che faccio – dal campo alla palestra – lo faccio per allungare la mia carriera. Amo il calcio, amo il mio lavoro e preferisco l’elasticità alla potenza fisica, per questo continuo ad allenarmi. Lavoro ogni giorno su queste cose, per migliorarmi; so che il tempo non è illimitato, ma i miei 33 anni sono solo un numero.”

Un numero che va di pari passo con i gol segnati in carriera: nessuno come il polacco ha segnato negli ultimi tre anni, facendo si che Lewandowski diventasse il primo calciatore dopo Gerd Müller a vincere la scarpa d’oro giocando in Bundesliga. 

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Sono 41 i gol segnati lo scorso anno in campionato, in un numero di partite decisamente inferiore rispetto agli altri campionati:

“Segnare 41 gol in 29 partite è stato speciale, una conseguenza di quanto visto l’anno precedente. Dopo aver chiuso con 34 gol in 34 giornate mi sono reso conto che per vincere la scarpa d’oro in Bundesliga occorre salire di un altro livello perché le partite sono di meno e per questo va migliorata la percentuale realizzativa.”

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Tant’è che la scorsa stagione Lewa ha segnato un gol ogni 3,5 opportunità, certificando questo miglioramento sotto il punto di vista realizzato – come se ce ne fosse bisogno. 

La pressione e l’umanità 

Uno dei concetti cardine dell’intervista di Lewandowski però ruota intorno alla pressione, al cambiamento del calcio e all’umanità dei calciatori: 

“Le aspettative sono così alte che se segni un gol in meno di altri attaccanti molti dicono che non sei così bravo. Ecco perché molti goleador lasciano da parte la poesia. Perché in questo settore ci sono sempre più persone che non guardano le partite, o analizzano quello che succede perché nella modernità c’è sempre meno pazienza per guardare attentamente i 90 minuti delle partite, e vedono solo le statistiche e i ‘big data’.

Se ti vedono arrivare a segno dicono: “ok, lui c’ero”. E se non segni, anche se sei stato brillante, giudicano che hai fatto male. Anche i giornalisti giudicano le partite in base agli highlights! Questo mondo ha cambiato il modo in cui i giocatori si comportano in campo”.

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Ha poi fatto un excursus sulla gioventù e sul tipo di pressioni a cui un ragazzo viene sottoposto nel calcio attuale: 

“Chi firmerei tra Messi, Ronaldo, Mbappé ed Haaland se tutti avessero vent’anni? Tutti e quattro! Ma bisogna stare attenti con i ragazzi al giorno d’oggi. Le pressioni – come dicevo – sono tantissime e quando si investono quei soldi non si considera che il ragazzo è e resta un essere umano imprevedibile.

Come puoi predire come reagirà il tuo corpo dopo tre anni di calcio ai massimi livelli? Sarai in grado di reagire a quell’abbassamento di fame consustanziale al raggiungimento del benessere con il calcio? Non è detto che tutti reagiranno allo stesso modo.”

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Fonte: IG (leomessi)

Come rimanere al top? 

“Porto nella mia mente il ricordo delle cose che non erano perfette quando la strada non era facile e il mio desiderio era grande. Se questo ricordo di difficoltà scompare dalla mia mente non avrei alcuna possibilità di rimanere al top.”

Continua Lewandowski: 

“Se considerassi solo quanto sono bravo e i gol che ho segnato, e avessi quattro partite negative, direi: “Bah, sto bene! Il ricordo esatto dei problemi mi rende più forte. Cosa importa se ho segnato 41 gol la scorsa stagione? Nel calcio non importa quanti gol hai segnato nell’ultima partita. Il calcio cambia di 180 gradi in un giorno.”

Una considerazione generale da parte di Lewandowski, che si associa ai discorsi fatti sul tipo di calcio che si gioca oggi e sulla necessità di mantenere un giusto equilibrio tra allenamento, riposo e sforzo psico-fisico, in modo da essere sempre lucido. 

Gli allenatori di Lewa 

Come chiosa Lewandowski ha anche parlato dei suoi allenatori, citando tre grandi maestri e il recente Hansi Flick con cui ha conquistato la Champions League: 

“Ho lavorato con grandissimi tecnici, ho avuto una grande fortuna. Con Klopp ho imparato a pressare nel modo corretto per avere più spazio con lo sguardo rivolto verso la porta, con Guardiola ho cambiato al 100% il mio modo di vedere il calcio e di giocare, mentre con Ancelotti ho incrementato la fiducia in me stesso.”

“Anche Flick è stato importante, perché ha semplificato i nostri compiti spiegandoci precisamente cosa doveva fare in campo ognuno di noi.”

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