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Alla Juventus serve un centrocampista?

Una Juventus sesta in classifica non si vedeva da tanto tempo. Per questo dalle parti della Continassa si è individuato il potenziale problema nel centrocampo poco prolifico. 

I soli gol di McKennie (2 in stagione) e di Rabiot (1 in stagione) non bastano per considerare il centrocampo un supporto utile alla causa offensiva bianconera come oggettivamente dimostrato dai numeri della classifica. Con 25 gol segnati, dietro anche ad Atalanta e Sassuolo in questa speciale classifica, la Juventus manca nel punto nevralgico del campo. 

Juventus celebrale 

Negli anni delle due finali di Champions League la Juventus poteva vantare un parco centrocampisti di primissimo ordine: nel 2015, quando il Barcellona uscì vincitore grazie ai gol di Rakitic, Suarez e Neymar, nel rombo di Allegri dominavano Pogba, Vidal, Pirlo e Marchisio, con numeri da capogiro. 

Pogba chiuse quella stagione con 10 gol e 11 assist, Vidal con 8 reti e 4 assistenze, Marchisio andò in doppia cifra di assist (3-10) mentre lo stesso Andrea Pirlo riuscì a segnare 5 gol e a fornire 5 assist in 33 partite stagionali. 

Al loro fianco, come moto perpetuo a disposizione di Allegri, Roberto Pereyra: 52 presenze (più di tutti gli altri), 6 gol e 4 assist. 

Nel 2017 invece, quando l’avversario in finale fu il Real Madrid di Cristiano ronaldo, Casemiro e Asensio, la Juventus venne triturata dal centrocampo galattico di Zidane. Il 4-1 in finale restituì il senso di un ciclo finito, ma nei due di centrocampo Pjanic (47 presenze, 8 gol e 14 assist) e Khedira (46-5-3) fecero comunque registrare degli ottimi numeri. 

Inoltre, in quella squadra era Paulo Dybala ad assumersi l’onere della costruzione: posizionato da dieci dietro Higuaìn, l’argentino mise a referto 19 gol e 8 assist, numeri nettamente in contrasto con la stagione attuale. 

Fallimento organizzativo? 

Se dunque ciò che pare mancare in questo momento sono i gol dei centrocampisti, forse l’errore è concettuale intorno all’organizzazione tecnico – tattica di Andrea Pirlo. 

L’arrivo di Arthur, seppure benedetto dalle casse bianconere, non ha spostato gli equilibri di un centrocampo assai privo di qualità. McKennie – arrivato dallo Schalke senza la pretesa di divenire un perno fondamentale già in questa prima parte di stagione – è l’unico a tenere un ritmo accettabile, mentre Bentancur e Rabiot restano impantanati nelle lacune qualitative che li contraddistinguono. 

L’unico che – a conti fatti – potrebbe avere quella vena realizzativa considerata necessaria alla risalita risponde al nome di Aaron Ramsey, ma i continui infortuni ne stanno frenando l’ascesa alla Juventus, e bloccando i piani di un trequartista con abilità anche difensive. 

 Dove sta dunque il fallimento attuale di Pirlo? Kulusewski e Chiesa per ora hanno segnato 4 gol in due, senza riuscire a incidere con continuità e non influenzando mai la scelta di un modulo che li valorizzi rispetto al 3-4-1-2 o 3-5-2 eretto fino a questo momento a totem dal tecnico. 

Ma oltre ai due esterni, chi in questa Juventus potrebbe riaccendere la luce è da tempo Paulo Dybala. Costretto lontano dal campo e dalla sua miglior forma dal Covid e da continui infortuni, l’argentino è l’unico in grado di riportare qualità nella manovra bianconera, come dimostrato in passato. 

Considerarlo un centrocampista è impossibile, sopratutto nel modulo di Pirlo, ma qualora si tornasse a optare per un trequartista incaricato di creare gioco, Dybala sarebbe il principale indiziato. 

I segnali dalla società sono però diversi: niente rinnovo, almeno non alle cifre richieste dal dieci, e possibile cessione proprio come le due estati passate hanno già fatto subodorare. 

Soluzioni dal mercato

Ed ecco che arriviamo alle porte del mercato di gennaio e dei sogni di tifosi e dirigenti per una Juventus ancor più forte di quella creata nelle ultime stagioni.

Che Paul Pogba sia il sogno nemmeno tanto proibito e inconfessabile dei tifosi e di parte della dirigenza è noto da tempo: il francese ha un contratto fino al 2022 con il Manchester United, ma i rapporti con il club si sono logorati col tempo, al contrario di quelli con la Juventus. 

A Torino ritroverebbe stabilità psicologica e continuità di impiego – cosa che a Manchester inspiegabilmente non riesce a trovare – un amico, Paulo Dybala, e un ambiente che non aspetta altro di rivederlo in maglia bianconera. 

La sua qualità tecnica associata ai numeri offensivi che sa far registrare – 34 gol e 35 assist nelle 183 presenze con lo United, 34 gol e 40 assist nelle 178 presenze con la Juventus – sarebbero il placebo perfetto per il centrocampo bianconero, ma in tempi di austerity non è facile pensare ad un colpo simile. 

Dall’altra parte un pupillo di Paratici e obbiettivo di molte delle big europee: Houssem Aouar, centrocampista francese del Lione classe ’98, che lo scorso anno impressionò i dirigenti della Juventus nelle due partite di Champions League che costarono l’eliminazione ai bianconeri. 

Regista di altissima qualità, il nativo di Lione ha anche iniziato a segnare (3 gol e 3 assist nelle 13 presenze stagionali) e potrebbe rappresentare quel salto di qualità necessario per un centrocampo che punti all’eccellenza. 

Alternative e progetti 

Ma difficilmente la Juventus potrà affrontare una spesa simile in questo mese di gennaio, tant’è che qualsiasi obbiettivo di alto profilo sarà probabilmente rimandato all’estate, in vista della nuova stagione. 

Rimangono vive le piste italiane che portano a De Paul – sempre in uscita dall’Udinese – a Locatelli e a Zaniolo, ma se il primo costa molto (almeno 40 milioni), il secondo esce da due gravissimi infortuni e l’investimento potrebbe non ripagare come desiderato. 

Nell’attesa, starà a Pirlo risolvere i problemi tattici e realizzativi di questa Juventus, sesta in classifica e lontana, nonostante CR7, dai propri altissimi standard di rendimento offensivo e qualitativo. 

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Simone Mannarino
Simone Mannarino
Classe '94 e laureato in Storia all'Università Statale di Milano, ama il calcio in ogni sua forma ed espressione. Alla costante ricerca di storie da raccontare che permettano di andare oltre ciò che vediamo tutte le domeniche.

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