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C’è una statistica per descrivere l’apporto di Gonzalo Villar in questa Roma. Quando nell’undici titolare c’è lui, i giallorossi non perdono. Schierato 8 volte dal primo minuto da Paulo Fonseca, la prima volta è stata contro il Parma, nel 3 a 0 casalingo del 22 novembre passato, l’ultima domenica scorsa, nel pareggio per 2 a 2 contro l’Inter. Il primo grande match di Gonzalo Villar, tenuto in panchina contro il Napoli e anche contro l’Atalanta. Risultato? 8 gol incassati e due sconfitte pesantissime contro dirette concorrenti.

L’escalation di Gonzalo Villar

Quello di domenica quindi è stato il primo big match dello spagnolo, con altri 90 minuti di grande qualità e personalità. 73 passaggi completati, secondo dietro a Veretout (81) e davanti a Ibanez (65), con una percentuale di precisione del 90.4%. E proprio questa accuratezza del passaggio è una delle doti fondamentali di Villar, in grado fare sempre la mossa giusta al momento giusto, con una cura elevatissima: la media da inizio anno è del 91.7% di passaggi portati a termine, solo Chris Smalling meglio di lui, ma di appena un punto percentuale.

Numeri che sono stati la conferma di quanto fatto vedere la settimana prima contro la Sampdoria. In un campo quasi impraticabile per la pioggia e sotto un diluvio battente, Gonzalo Villar ha collezionato 43 passaggi con il 93.5% di riuscita. “A volte la palla provava a sfuggirgli – ha scritto Daniele Furii su Tratto di campo – ma la sua attenzione e la sua sensibilità nel piede gli hanno permesso di giocare come se nulla fosse”.

Parola chiave: sensibilità

La sensibilità. Ecco un’altra parola chiave nel gioco del centrocampista classe 1998. Un piede destro sensibile, educato, raffinato. Basta vedere quanto riesce a fare al 90esimo della sfida contro l’Inter. Palla alta, stop volante mentre si fa sotto Lukaku, tenuto lontano con il braccio. Con una sterzata fa fuori l’accorrente Barella, poi con un gioco di prestigio riesce a evitare anche Brozovic. Dietro front, ricalcolo del percorso e palla indietro per ripartire dalla retroguardia. “La palla deve essere sempre coccolata” scrive Villar su Twitter per rispondere al video della sua prodezza.

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Una carezza con gli scarpini, un gesto di tenerezza fatto col piede. “Il giocatore di calcio non si muove come noi – scriveva Vladimir Dimitrijevic in La vita è un pallone rotondo – Per strada, al lavoro, quando ci si sposta, non tutto si conforma al piede. Nel calcio, invece, tutto è fatto per il piede, per la caviglia e per il ginocchio, che impongono il loro ritmo al corpo intero. Il piede è diventato un organo a sé stante, ultrasensibile”.

Villar è questo: sensazione, controllo, scelta, interpretazione. Quando ha il pallone tra i piedi ma non solo. Anche quando a manovrare sono gli altri, indica, si sbraccia, alza la mano, detta il tempo, segnala lo spazio. Lo sottolineava anche il quotidiano spagnolo As, che descrive Villar come un punto di riferimento, un sostegno per i compagni “che quando non sanno cosa fare con il pallone, cercano subito l’ex Elche per poter gestire la sfera con sicurezza, dinamismo e buon senso”.

Il Professore pronto a difendere

Lo chiamano il Professore, visto che non ha mai abbandonato la passione per lo studio. Per l’economia, nella fattispecie, facoltà dove studia insieme al suo ex compagno Aitor Bunuel. Lo hanno ribattezzato anche El cerebro, il cervello della squadra. Ma forse, rigirando una metafora che Daniele De Rossi aveva usato per descrivere Pizarro, Villar è sempre di più uno scoglio. Quando si è in difficoltà, spiegava il numero 16 giallorosso, la palla si affidava al Pek. Lui avrebbe saputo cosa farci. Una piroetta, una giravolta, una sterzata. Palla nuova da giocare. E così lo stesso discorso vale per lo spagnolo, che sta crescendo anche in termini di fisicità.

Contro l’Inter è stato il primo della Roma per numero di contrasti vinti (3). Stessa storia contro il Crotone, quando Villar ne ha collezionati 5, gli stessi di Ibanez e più di Mancini e Smalling. Doti difensive che stanno lentamente crescendo, anche se la vocazione dello spagnolo è tutta all’attacco, all’impostazione, alla regia curata e tecnica. “Il mio idolo è sempre stato Iniesta – ha raccontato al sito ufficiale della Roma – anche oggi, prima o dopo le partite mi piace guardare i suoi video su YouTube oltre a quelli di altri fenomeni come Zidane o Xavi”.

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Piede delicato, testa che lavora, carisma da grande. Perché non è facile passare dalla Serie B spagnola, dove giocava con l’Elche prime che lo scoprisse Gianluca Petrachi, a lottare per la Champions League. Perché ad oggi l’obiettivo della Roma è quello, nonostante parole sussurrate di nascosto e sguardi furtivi alla vetta della classifica. Il derby di venerdì sera, in questo senso, potrà dire molto. La regia della Roma sarà affidata ancora a Gonzalo Villar, per la prima stracittadina da vivere da protagonista.