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Il Defensa y Justicia di Crespo ha vinto la Copa Sudamericana

Il Defensa y Justicia ha vinto la Copa Sudamericana, consacrando Hernand Crespo come uno degli allenatori emergenti più interessanti da seguire

Lontano dai riflettori di Buenos Aires, dalla mistica di Avellaneda e dal campanilismo di La Plata, c’è una città argentina che, almeno per una notte, ha catalizzato l’attenzione su sé stessa. Si chiama Florencio Varela, e se non l’avete sentita mai menzionare non preoccupatevi, perché non è famosa per nulla. Almeno fino a sei anni fa, quando dalla seconda divisione è stato promosso al piano superiore il Defensa y Justicia.

Il Defe, come lo chiamano i suoi fan, in meno di sei anni è riuscito a mettere in bacheca il suo primo trofeo assoluto di un certo livello, vincendo la Copa Sudamericana dopo aver travolto il malcapitato Lanus. Mentre il capitano storico del Granate, Pepe Sand, piangeva lacrime amare, il Defensa y Justicia festeggiava una coppa arrivata un po’ per caso.

Infatti, i gialloverdi avevano cominciato la stagione in Copa Libertadores, uscendo solo all’ultimo minuto dell’ultima partita. Hernan Crespo, l’artefice principale di questa impresa, disse subito che la squadra andava ringraziata per il grande lavoro fatto fino a quel momento, ma Valdanito non sapeva ancora dell’impresa che i suoi ragazzi avrebbero compiuto da lì a pochi mesi.

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Fonte immagine: @ClubDefensayJus (Twitter)

Il successo di Hernan Crespo

La Copa Sudamericana vinta dal Defensa y Justicia – che, nella finalissima, ha rifilato tre reti al Lanus – è figlio di programmazione, scelte vincenti e una strategia ben delineata nel tempo. Infatti, non avendo le risorse economiche necessarie per competere con le big d’Argentina, la società si è sempre focalizzata sul riciclare giovani promettenti e gente di esperienza da rilanciare. Parallelamente, però, sono stati valorizzati diversi allenatori oggi diventati molto importanti.

Prima è toccato a Jorge Almiron, oggi all’Elche, poi ad Ariel Holan e Sebastian Beccacece, attuale tecnico del Racing. L’ultimo è Hernan Crespo, arrivato a Florencio Varela – 426mila abitanti, confinante con La Plata e con un nome nato da un omaggio a un famoso poeta – dopo l’esperienza in chiaroscuro al Banfield. La missione impostagli è sempre e solo stata una: far divertire i tifosi, valorizzando al massimo la rosa.

E lui lo ha fatto, facendo giocare un calcio propositivo e intenso. Un percorso coerente e produttivo, sempre alla ricerca del risultato tramite un’identità e una proposta di gioco ben precise, sulla falsariga delle gestioni precedenti. Crespo ha idee e la capacità di metterle in pratica, rimanendo nei binari dei dettami societari: “A Florencio Varela non si cambia. Per ogni 10 pesos incassati, se ne spendono 2-3 massimo per i rinforzi” disse tempo fa José Lemme, figlio del presidente.

Il suo 3-1-4-2 ha dato grandissimi frutti, perché è un sistema molto fluido che sposa per grossa parte i principi di gioco di Bielsa, unendoli all’organizzazione che lo stesso Crespo ha avuto modo di forgiare durante il suo lungo periodo passato in Italia. Per questo il matrimonio ha funzionato a fondo, portando il Defensa y Justicia a scrivere la pagina più importante della sua storia.

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Fonte immagine: @ClubDefensayJus (Twitter)

Defensa y Justicia, gruppo e singoli

Giro palla dal basso, verticalizzazioni improvvise e tanto movimento senza palla. Il Defensa y Justicia ha spazzato via ogni ostacolo, e poco importa se la fortuna gli ha messo davanti solo avversarie abbordabili. Il capolavoro con il Lanus porta la firma del giovane Frias, del redivivo Camacho – ex baby talento del Racing – e di Braian Romero.

Quest’ultimo è il bomber, la stella ma anche il leader spirituale della squadra. Ha segnato 10 gol in 9 partite, tornando quel cannibale che tutti si ricordavano ai tempi dell’Argentinos e dell’Independiente. Romero è rinato con la forza della volontà, la stessa che gli ha permesso di superare un periodo delicato dovuto a una rara forma di artrite diagnosticatagli nel 2012.

Sistema e metodo, si diceva, che permettono a Crespo di valorizzare chiunque scenda in campo, proprio come succedeva con i suoi predecessori. Walter Bou, altro attaccante ricostruito mentalmente pezzo dopo pezzo, è la spalla ideale per Romero, così come Isnaldo e Pizzini sanno rendersi pericolosi nelle loro scorribande senza palla.

Crespo è innovativo, ma possiede anche tanto coraggio, lo stesso che lo ha convinto a dare fiducia a Enzo Fernandez, mediano classe 2001 e prossima plusvalenza del club, assieme al figlio d’arte Nahuel Gallardo. La vittoria in Copa Sudamericana permette al Defensa y Justicia di strappare il pass per la prossima Copa Libertadores, ma anche di giocarsi la finale di Supercoppa. Un potenziale secondo trofeo per un allenatore dal futuro assicurato.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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