Daniele Portanova chi è l’ex calciatore padre di Manolo

Daniele Portanova e Manolo Portanova

Chi è Daniele Portanova. L’ex calciatore è il padre di Manolo Portanova, condannato a 6 anni per stupro.

Manolo Portanova, 22 anni, è il figlio di Daniele Portanova. La passione del calcio scorre nelle vene di padre e figlio ma la carriera del giovane centrocampista del Genoa (cresciuto tra Lazio e Juventus) è stata di colpo interrotta. Giunta la condanna a 6 anni per violenza sessuale di gruppo. Il giudice delle udienze preliminari, Ilaria Cornetti, lo ha ritenuto colpevole dello stupro perpetrato ai danni di una studentessa romana di 21 anni.

Identica condanna per Alessio Angella, zio di Manolo Portanova. Rinviato a giudizio invece il terzo soggetto coinvolto, Alessandro Cappiello, che ha scelto il rito ordinario. La quarta persona sotto esame era minorenne al tempo dei fatti. Per tale motivo sarà giudicata dal Trinubale dei minori di Firenze.

I drammatici fatti risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021. Manolo Portanova e la giovane si sarebbero appartati in una piccola casa nel cuore di Siena. Il sopraggiungere degli altri tre soggetti ha però trasformato le effusioni in uno stupro di gruppo. Gli imputati hanno con forza sostenuto come la ragazza fosse consenziente. La difesa del calciatore, figlio di Daniele Portanova, aveva offerto la somma di 25mila euro alla studentessa, sottolineando come ciò non ammettesse alcuna colpevolezza o avvenuta violenza.

Un risarcimento connesso al non aver compreso, perché mai manifestato (sostiene la difesa), la volontà di lei di interrompere il rapporto. La giovane non era però consenziente, ha ribadito, indicando il fatto d’aver più volte manifestato ai presenti l’assenza di consenso.

Chi è Daniele Portanova

Il cognome di uno degli accusati ha senza dubbio gettato ulteriore luce sul caso di Manolo Portanova, 22 anni, condannato a 6 anni per stupro. Si tratta infatti del figlio di Daniele Portanova, ben noto a tutti gli appassionati di serie A. Nato a Roma il 17 dicembre 1978, è stato fino al 2016 un calciatore di ruolo difensore. Origini campane, con la famiglia cresciuta a Monteverde, in provincia di Avellino, si è formato calcisticamente nella Casalotti, per poi iniziare a viaggiare in giro per l’Italia.

Acquistato dal Genoa, è quasi subito stato spedito in prestito, passando da Cosenza, senza mai scendere in campo, e approdando ad Avellino. Sembra una bella storia, essendo tornato a casa, in qualche modo. Scende però in campo soltanto 9 volte. La vera chance gli viene offerta a Messina. Si guadagna un ruolo da titolare, facendo valere altezza e fisico, ma soprattutto una gran dose d’aggressività. Sigla anche 5 reti dal 2000 al 2003, per un totale di 85 presenze. Fa poi ritorno in Campania, stavolta a Napoli. Gioca molto ma la società è in una fase di trasformazione e rinascita.

Chiude infatti quel campionato di serie B al 14esimo posto. All’apice della forma, indossa la maglia del Siena, dove ha modo di giocare in maniera continuata dal 2004 al 2009. Una squadra alla quale si lega particolarmente. Segna anche 8 reti, per poi trasferirsi al Bologna, dove colleziona 108 presenze fino al 2013. Ha chiuso la carriera tra Genoa e Siena, senza avere mai la chance di giocare per la squadra del suo cuore, la Lazio. Negli anni dell’adolescenza ha conosciuto Antonia, divenuta sua moglie e madre dei suoi quattro figli. Tre di loro hanno seguito le orme paterne, diventando calciatori: Manolo, Denis e William.

Anche lui ha avuto problemi con la legge, anche se nulla di vagamente somigliante al caso che ha visto condannato Manolo Portanova. È stato coinvolto nell’inchiesta sul calcioscommesse, aperta dalla Procura di Bari. Nel 2012 è indagato per il possibile accordo di alcune gare di serie A nella stagione 2010-11.

Il procuratore federale Stefano Palazzi lo ha deferito per illecito sportivo, in relazione a Bologna-Bari del 2011. Ha poi chiesto per lui una squalifica di tre anni. Il reato è stato derubricato da illecito sportivo a omessa denuncia, con condanna a sei mesi lontano dal campo. In appello, infine, ridotta a sei mesi.