I club di Serie A si sono mossi tardi per Arda Guler?

Niente Serie A per Arda Guler: il giovanissimo fenomeno del calcio turco si trasferirà invece in Spagna. Ma le società italiane potevano fare qualcosa di più?

Lo cercavano il Napoli e, soprattutto il Milan, ma alla fine lui ha (prevedibilmente) scelto il Real Madrid. Stiamo parlando di Arda Guler, il talento 18enne turco in forza al Fenerbahçe e che da qualche settimana è sulla bocca di tutti. Questo trequartista di piede mancini nativo di Ankara viene da una stagione eccezionale da 35 presenze, 6 gol e 7 assist tra tutte le competizioni, nonostante la giovane età. Le sue prodezze hanno fatto il giro di internet, imponendolo anche tra i tifosi di tutta Europa come uno dei più interessanti talenti in circolazione.

Ieri The Athletic ha annunciato che il suo futuro sarà con i Blancos, e As ha confermato la buona riuscita della trattativa: il Real Madrid ha pagato la vantaggiosa clausola rescissoria (17,5 milioni di euro) e forse anche qualcosa in più, ma soprattutto ha convinto il giocatore e la sua famiglia. Sul piano puramente economico legato al cartellino, anche le italiane avrebbero potuto dire la loro, ma è fuori discussione che il club spagnolo abbia più appeal sul giocatore, sia a livello tecnico che economico. Cosa avrebbero potuto fare i club italiani per arrivare a un talento così giovane, anticipando la concorrenza delle big europee?

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Cosa potevano fare le big di Serie A per prendere Arda Guler

È chiaro che siamo davanti a un caso un po’ limite: non stiamo parlando di un giocatore di 22 o 23 anni su cui si poteva arrivare con sensibile anticipo, come fatto ad esempio dal Napoli con Kvaratskhelia. Arda Guler è un 2005 estremamente precoce, e quindi anche acquistarlo in anticipo rispetto a quanto fatto ora dal Real Madrid avrebbe richiesto una buona dose di coraggio. Si sarebbe trattato di una scommessa vera e propria, e nemmeno a buon mercato: investire i 17,5 milioni della clausola su un minorenne turco è una spesa che in questo momento nessuno in Serie A può fare tanto a cuor leggero. Un’altra complicazione è che stiamo parlando di un giocatore che è maggiorenne solo da febbraio, e non ha passaporto comunitario.

Ciò non toglie, comunque, che anche i club italiani avrebbero potuto provare a muoversi prima, invece di attendere che questo giocatore fosse sulla bocca di tutti. A dispetto della giovanissima età, Guler non è stato una rivelazione degli ultimi mesi: questa  già la sua seconda stagione nella formazione titolare del Fenerbahçe, e nel 2021/2022 aveva già messo assieme 16 presenze, 3 gol e 5 assist tra i professionisti, comparendo anche in Conference League. Non si può nemmeno dire che il giovane turco un anno fa fosse una chicca per palati esperti, dato che già nell’aprile 2022 la versione italiana di Goal.com gli dedicava un approfondimento, e addirittura a marzo 2022 il suo nome era stato segnalato da Calciomercato.com. Stiamo parlando di due dei siti di calcio più noti e letti in Italia.

La questione, più che strettamente legata al particolare caso di Guler, sembra riguardare in senso più ampio la difficoltà che ancora ha la Serie A nel seguire il calcio orientale. Negli ultimi anni, paesi come Turchia – ma anche più in là Corea del Sud e Giappone – stanno sfornando giocatori sempre più interessanti e validi sia sotto il profilo tecnico che tattico. Non è che il club italiani li snobbino, ma se ne accorgono sempre tardi: Kamada, accostato in questi giorni a Milan e Roma, è ormai già esploso con l’Eintracht Francoforte, e pare che adesso chieda 3 milioni l’anno per firmare. Kim Min-jae, rivelazione dell’ultima Serie A e tra i pochi giocatori asiatici arrivati in Italia negli ultimi anni, è stato in realtà acquistato dal Fenerbahçe e non certo a prezzo di saldo (18 milioni). Anche Tomiyasu arrivò al Bologna nel 2019 dai belgi del Sint-Truiden per 9 milioni.

Si tratta di bacini di giocatori in grande espansione, su cui varrebbe la pena investire maggiori risorse, come ad esempio sta facendo la Bundesliga (il campionato da sempre più attento all’area asiatica). Il caso turco, inoltre, è ancora più particolare, dato che parliamo di un campionato UEFA molto noto e con profondi legami con quello italiano: annualmente, molti giocatori dalla Serie A passano in Turchia, dimostrando che i club locali seguono il nostro calcio. Proprio in virtù di questi buoni e consolidati rapporti, le società italiane potrebbero essere facilitate nella corsa ai talenti locali emergenti. C’è da chiedersi perché questo non accade.

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Valerio Moggia
Valerio Moggia
Nato a Novara nel 1989, è il curatore del blog Pallonate in Faccia, ha scritto per Vice Italia e Rivista Undici, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana.

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