Champions senza gol doppi in trasferta, 5 sfide passate che avremmo voluto così

Debutta stasera in Champions League la regola del “gol in trasferta che non vale più doppio”. Un dettaglio non da poco nell’ottica di un doppio confronto, ma che in Sudamerica, per dire, esiste già, mentre da noi bisognerà abituarsi. 

Quali sono state le sfide del passato che sono state decise, a parità di reti segnate, a favore della squadra che ne aveva realizzate di più fuori casa? Ne abbiamo scelte cinque, in epoca recente, che ci sarebbe piaciuto vedere andare avanti. Ci siamo limitati alle squadre italiane.

Milan-Inter, 2003

Che settimana, quella, per la città di Milano. Derby di Champions in semifinale, tensione alle stelle, parenti contro, famiglie divise dal tifo. E due partite da giocare nello stesso stadio, quindi senza nemmeno spostarsi.

Ancelotti contro Cuper, per l’epoca due perdenti di successo. Da lì in avanti ecco, le strade si sono leggermente divise.

Dettaglio, chi gioca in casa? All’andata tocca al Milan, al ritorno all’Inter. Si comincia ed è uno spettacolo osceno, uno 0-0 in cui l’importante è davvero non prendere gol, almeno dal punto di vista dei rossoneri.

Una settimana dopo meglio il Milan, che va in vantaggio alla fine del primo tempo con Shevchenko, zampata in anticipo su Cordoba e Toldo. Nella ripresa pareggia Martins, Abbiati compie un miracolo su Kallon e in finale di Champions ci va il Diavolo, grazie alla rete di Sheva. Il totale sarebbe 1-1, ma il gol “in trasferta” è stato pesante come un macigno.

Milan-Psv, 2005

A proposito di gol pesanti come un macigno, quello di Massimo Ambrosini in quest’altra semifinale di Champions, una delle più drammatiche sportivamente parlando per il Milan.

All’andata quella dei rossoneri è una delle vittorie più bugiarde dell’anno, contro il Psv allenato da Guus Hiddink: un 2-0 frutto di due lampi, di Shevchenko e Tomasson, con gli olandesi, però, a dettare i ritmi della partita.

Lo stesso raddoppio del danese è frutto di una serie di rimpalli in area, a tempo ormai scaduto. Eppure due gol di cuscinetto, e senza averne subiti, sembrano una buona dote in vista della trasferta ad Eindhoven.

In quella Champions, però, il Psv viaggia come un treno e non è arrivato in semifinale per caso. Coi suoi sudcoreani d’assalto, il terzino Lee e l’ala Park, che Hiddink conosce bene per averli allenati in Nazionale, gli olandesi volano e a metà del secondo tempo sono sul 2-0.

Situazione di nuovo in equilibrio adesso, e guai a chi sbaglia. Milan totalmente annichilito sul piano fisico, ma che pesca allo scadere il jolly con un colpo di testa di Ambrosini su magia di Kakà.

Finita? Manco per sogno. Capovolgimento di fronte e 3-1 di Cocu con una mezza rovesciata. C’è tempo per gli ultimi minuti di tensione, ma poi è il Milan ad esultare, guadagnandosi la finale di Champions nonostante la situazione del doppio confronto sia di parità, 3-3.

Inter-Villarreal, 2006

D’accordo, quella fu agli occhi degli addetti ai lavori un’eliminazione al limite del vergognoso per l’Inter (non fortunatissima, a dire il vero, con questa vecchia regola), ma oggi quella partita del Madrigal sarebbe andata avanti anche nei supplementari.

E invece valse il gol di testa di Rodolfo Arruabarrena, uno di quei giocatori che tornano nella memoria dei tifosi specie se ti hanno dato dei dispiaceri. Il difensore argentino anticipò tutta la difesa interista, dando ai suoi l’1-0 nella sfida di ritorno in casa, risultato buono per ribaltare il 2-1 dell’andata a San Siro.

Quarti di finale di Champions, quell’anno, un’occasionissima buttata al vento dai nerazzurri, col Villarreal che si arrese in semifinale all’Arsenal per via di un rigore sbagliato da Riquelme all’ultimo minuto.

Barcellona-Roma, 2018

L’occhio di Manolas, l’esultanza spiritata del greco dopo aver segnato il 3-0 che ha dato alla Roma il vantaggio, poi definitivo, nel doppio confronto contro i catalani, vincenti 4-1 al Camp Nou all’andata. Una delle immagini più iconiche nella storia della Roma, certo, ma che nella Champions di oggi significherebbe “solo” tempi supplementari.

Detto che quel Barcellona era alle prese con l’ennesima débacle fuori casa della sua esperienza europea recente, sarebbe stato quantomeno divertente vedere cosa sarebbe successo negli ulteriori 30 minuti che sarebbero stati concessi.

Di fatto, nell’albo d’oro c’è scritto 4-4 tra andata e ritorno, ma Roma in semifinale per il golletto di Dzeko segnato in Catalunya.

Porto-Juventus, 2021

L’ultima, la più beffarda per la Juve, forse. Anche perché qui il livello è doppio, del trappolone. Sconfitti 2-1 all’andata in Portogallo i bianconeri si rifanno con lo stesso punteggio al ritorno in casa.

Supplementari per forza, la parità è totale. Qui succede di tutto in pochi minuti: la punizione di Sergio Oliveira che dà il 2-2 al Porto e nel giro di un capovolgimento di fronte ecco servito il 3-2 di Rabiot. Inutile la precedente doppietta di Chiesa, re per una notte.

federico chiesa
Fonte Immagine: @fedexchiesa (Instagram)

In Champions è il Porto, quindi a proseguire l’avventura, Juve eliminata per la terza volta di fila agli ottavi di finale.

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