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Cavani, De Laurentiis e un matrimonio che s’ha da (ri)fare

Liti, addii e prove di riappacificazione: le strade di Edinson Cavani e il Napoli, molto probabilmente, non si incroceranno più

L’estate scorsa, quando il PSG gli aveva comunicato di cercarsi un’altra squadra, Edinson Cavani aveva praticamente raggiunto un accordo con il Benfica. I portoghesi lo avevano bloccato per farne la punta di diamante da regalare a Jorge Jesus, con l’obiettivo di riportare gli Encarnados a giocarsi le proprie occasioni anche in Europa.

Poi non se ne fece nulla perché l’entourage del calciatore, pare, abbia sparato alto all’improvviso sull’ingaggio. Così il Manchester United ne ha approfittato, convincendo il Matador a sbarcare nel campionato più ricco del mondo. Oggi Cavani non se la passa affatto male: gioca tanto, segna abbastanza e, classifica alla mano, ha l’occasione di mettere nella sua già straordinaria bacheca anche la Premier League.

Però la sua carriera, ormai arrivata alle battute finali per motivi anagrafici, potrebbe non essere completa. Manca, infatti, il tanto agognato ritorno a Napoli. Nella “sua” Napoli, città nella quale – congiuntamente con Parigi – Cavani ha speso i suoi anni migliori, quelli più vincenti e ricchi di soddisfazioni.

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Fonte immagine: @brfootball (Twitter)

Cavani a Napoli: un ritorno impossibile

Tra Benfica e Manchester United, durante la scorsa sessione estiva di mercato, si era parlato di un possibile ritorno di Cavani al Napoli. I tifosi, non tutti ma molti, probabilmente avevano sperato che quella voce potesse confermarsi come qualcosa in più della solita suggestione. In realtà, per quanto affascinante, lo sbarco del Matador nella città che ancora oggi ospita la sua famiglia non è mai stato concreto.

Sarebbe stato bello, certo, ma molto spesso nel calcio le minestre riscaldate non funzionano più. Cavani, che oggi di anni ne ha 33, sarebbe andato a incastrarsi in un contesto che, almeno sulla carta, stava andando verso una direzione di rinnovamento. Inoltre, si sarebbe inserito in un reparto con molta concorrenza, non ultima quella di Victor Osimhen, punta nigeriana sulla quale De Laurentiis ha investito parecchio.

Il tutto, a fronte di uno stipendio da top player, che avrebbe inciso pesantemente sul bilancio di una società da sempre molto attenta ai conti. Così il Matador, che magari in cuor suo sperava davvero in una chiamata di Giuntoli, non ha potuto far altro che mandare il suo procuratore a sondare il terreno, rivedendoselo tornare indietro con un pugno di mosche in mano.

Un rapporto irrimediabilmente incrinato

In campo Cavani avrebbe potuto dare una bella mano, ma fuori il rapporto con l’attuale proprietà del Napoli sarebbe stato decisamente difficile da ricucire. Sì, perché Cavani e De Laurentiis si lasciarono molto male nell’estate del 2013, quando l’uruguayano passò al PSG per la cifra record di 64,5 milioni di euro dopo mesi di tira e molla riguarda una nemmeno troppo celata volontà di lasciare il club.

“Dovesse decidere di lasciarci, auspico novità entro il 20 luglio altrimenti gli sfascio la testa” dichiarò a Repubblica il presidente azzurro, utilizzando i suoi soliti metodi abbastanza pittoreschi. Poi, nel 2018, lo stesso De Laurentiis rispose a precisa domanda di un giornalista, dichiarando di essere lui stesso il Cavani del Napoli.

La verità, però, è che in un angolo molto profondo del proprio inconscio, il numero uno della società avrebbe volentieri riportato a casa il Matador, ma solo a cifre basse: “Se mi desse un appuntamento non potrei mai rifiutarlo” dichiarò a luglio 2018, quando si era ricominciato a parlare di un possibile riacquisto di Cavani. Poi, a ottobre, ribadì: “Le porte sono aperte, basta che si riduca lo stipendio”.

Insomma, le due parti non sono mai state veramente vicine a una riappacificazione, ma si sono ciclicamente confrontate solo per il comune folle amore che provano per la città di Napoli. Il destino, però, ha deciso di scrivere un finale differente, con buona pace anche dei tifosi che, a questo punto, non potranno fare altro che accettarlo.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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