Brasile

In Brasile continuano le proteste dei tifosi: insoddisfazione sportiva e politica in cima alla lista delle motivazioni. Una situazione che deve mettere in guardia i futuri progetti europei. 

Iniziate agli albori del mondiale 2014 sotto la presidenza di Dilma Vana Rousseff, le proteste dei tifosi e della popolazione brasiliana hanno negli ultimi anni caratterizzato il flusso di informazioni provenienti dal Sud America. 

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Brasile: più che torcidas 

In Brasile le Toricdas nacquero spontaneamente negli Anni ’30 come associazioni informali di tifosi impegnati nel raccogliere fondi per il sostegno attivo alla propria squadra. Bandiere, fuochi d’artificio, biglietti e trasferte rientravano nei loro compiti ma prima ancora che associazioni di tifosi esse divennero immediatamente luoghi dove riunire una popolazione estremamente varia. 

Le differenze economico – sociali del Brasile sono note al grande pubblico internazionale: in uno stato la cui grandezza degna di un continente (8 547 393 km2 per il Brasile, “solo” 4 233 262 km2 per l’Unione Europea) rende eterogeneo lo sviluppo economico, le Torcidas (derivate dal verbo Torcer, ovvero strizzare, come fanno i tifosi con le proprie sciarpe sugli spalti) diventano luogo di aggregazione sociale, sportiva e, sopratutto politica. 

Bolsonaro

Ed ecco che scende in campo Bolsonaro. Presidente del Brasile dal primo gennaio 2019, Jair Messias Bolsonaro sostituisce il democratico Michel Temer ex collaboratore di Dilma Roussef alla presidenza della Repubblica brasiliana, assurgendo a capo di stato e comunicatore totalizzante. 

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Il calcio nel giro di pochissimo tempo entra nelle spire della comunicazione politica del nuovo presidente, fino a portarlo a festeggiare in campo con la Seleçao la vittoria della Copa America 2019 (quella in cui Neymar era tragicamente assente), o a presentarsi in pubblico con le squadre delle più diverse maglie dei club verdeoro.

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Una vera e propria invasione degli spazi dedicati al tifo che da diversi anni viene esautorato dall’inviare messaggi politici dalle gradinate, compiuta da un politico accusato di rendersi dittatore di uno stato democratico. 

Campionato nazionale

Ma il dramma dei tifosi brasiliani non si esaurisce certamente agli scontri politici che ben ha raccontato Arte.Tv in un documentario tra le strade di San Paolo, e Rio De Janeiro. 

Il disagio affonda le proprie radici nel 1971, anno in cui venne inaugurato il Campionato Nazionale del Brasile, che sostituì a livello mediatico i campionati statali. Le ventisette leghe locali persero progressivamente sempre più importanza, fino a che, circa vent’anni fa, non divennero un semplice surplus di gare da affrontare nel corso dell’anno in preparazione alle sfide del campionato nazionale. 

Nessun problema in realtà, se non fosse che in Brasile il detto “Gigantes por Naturaleza” è iscritto anche nella Costituzione, scaturita da quella che fu l’esperienza della “Democracia Corinthiana”. 

Ma tralasciando l’esperienza che fu del Dottor Socrates in quel di San Paolo, il problema dell’insoddisfazione dei tifosi rimane pressante e attuale. 

Gigantes por Naturaleza

Nei quattro distretti del Sud / Sud-est del Brasile (Rio, Sao Paulo, Belo Horizonte e Porto Alegre) ben dodici sono le squadre di altissimo profilo che nel corso della storia del calcio brasiliano hanno vinto ripetutamente i titoli dei propri campionati statali sfidandosi poi nelle varie coppe intra-statali e nella Libertadores. 

Dal Corinthians al Palmeiras, dal Santos al San Paolo, passando per l’Internacional al Vasco Da Gama, le tifoserie di grandissime squadre storiche sono state abituate a festeggiare le numerose e continue vittorie nei vari campionati statali delle proprie squadre, rendendole di diritto giganti del calcio brasiliano. 

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Dalla nascita del campionato nazionale però, le competizioni statali hanno cominciato a perdere prestigio, riducendo le possibilità dei singoli club di ottenere un titolo alla fine dell’anno, mantenendo così il proprio status di Giganti del calcio carioca. 

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Da qui l’insofferenza e l’insoddisfazione dei tifosi che, non aiutati dalle condizioni economiche in cui versa il paese e dalla scarsa qualità dei mezzi di trasporto, si ritrovano esclusi dalle gare di cartello delle proprie squadre, annullando lo spettacolo e la qualità dei campionati statali a cui erano abituati. 

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Un vero e proprio terremoto nel Brasile calcistico, che deve diventare monito per chi in Europa ha progetti di Super Lega. 

Una super Lega in Europa? 

Cosa c’entra però l’Europa con queste proteste?

Negli ultimi anni si è ripetutamente parlato di una super lega che unisca a livello mediatico e sportivo i migliori club del continente, sfruttando la propria influenza economica e il ritorno che un campionato di massimo prestigio avrebbe nelle casse di chiunque lo finanziasse. 

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Un’operazione economica e mediatica che nella sua creazione avrà prendere in considerazione non solo gli aspetti logistici (come trasporti, stadi, infrastrutture e viaggi continentali) ma anche emotivi e sociali delle tifoserie. 

Un maxi campionato con venti top club europei significherebbe un solo grande vincitore, e squadre abituate a dominare il proprio campionato costrette a lottare per posizioni infime di classifica. 

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Non vincerebbero tutti, ma uno soltanto. E l’insoddisfazione dei tifosi potrebbe esplodere nonostante tutti i vantaggi economici e mediatici che un campionato simile produrrebbe. Come si dice? Europa avvisata…

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