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Belgio, perché la Generazione d’Oro non vince mai

Fonte immagine: @jdoku.be (Instagram)

Ancora una volta il Belgio ha fallito un grande appuntamento internazionale. Per la cosiddetta “Generazione d’Oro” l’ennesimo smacco e la sensazione che la bacheca dei trofei rimarrà vuota.

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Tanti leader, nessun leader

“Con gol dovuto rispetto, siamo solo il Belgio. Siamo arrivati con una nuova generazione e oggi non abbiamo avuto molti giocatori. Top players come Eden e Romelu… Dobbiamo essere realistici con la squadra che abbiamo. Italia e Francia hanno 22 top players, noi no”.

Così ha parlato Kevin de Bruyne dopo la delusione, l’ennesima, in Nations League, dove i Diavoli Rossi sono arrivati quarti, nella fase finale, perdendo sia con la Francia che con l’Italia.

Sono parole che sfiorano l’inaccettabile da parte di un giocatore che sembra giustificare per l’ennesima volta un passo falso del Belgio al momento di fare il salto di qualità.

Dire che la Nazionale allenata da Roberto Martinez non abbia top player è una presa in giro enorme. O forse è un lapsus di KDB, consapevole di quanto gli analisti abbiano sopravvalutato la squadra.

De Bruyne non è un top player? E Lukaku? Eden Hazard? Courtois? L’elenco è lungo. Solo con questi tre giocatori si potrebbe allestire una squadra straordinaria. Da limare, forse, in altri reparti, ma con una base solidissima.

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Forse ci sono troppi galli nel pollaio, e non sono galli di grande personalità. Questo lo si è visto ad esempio con Lukaku, che fuori da un certo habitat non ha mai reso come si dovrebbe. Oppure con Hazard, che ormai è un cliente fisso delle infermerie.

Personalità nel senso anche di mettercela tutta per impedire che le cose vadano sempre male. Senza sconfinare nelle scorrettezze, ma con almeno un calciatore a fare da trascinatore. Uno avrebbe potuto esserlo Kompany, anche lui però tartassato dagli infortuni.

Il Belgio è primo nel ranking e probabilmente agli ultimi scampoli della cosiddetta “Generazione d’Oro”, calciatori tutti coetanei, nati alla fine degli anni 80 e all’inizio dei 90 e ricchi di talento. Eppure non hanno mai vinto nulla e chissà se succederà lo stesso tra un anno al Mondiale in Qatar.

Siamo andati indietro nel tempo a rivedere se ci sia un filo conduttore.

Colpire per primi

Dopo 12 anni di assenza dalle fasi finali di un Mondiale o di un Europeo, nel 2014 il Belgio è da considerarsi tra le favorite quantomeno per la semifinale.

La Generazione d’Oro è mediamente giovane, ma tutti i grossi nomi sono già presenti in Brasile: Courtois, De Bruyne, Mertens, Hazard (Eden) e Lukaku.

In effetti tre vittorie su tre nel girone, poi un 2-1 agli ottavi contro i sempre pericolosi Stati Uniti, in una bellissima partita risolta ai supplementari da Lukaku.

L’allenatore è Wilmots, ex giocatore proprio della generazione antecedente a questa, con pochissimi risultati di rilievo compreso un pessimo Europeo giocato in casa nel 2000.

Ai quarti tocca l’Argentina, in modalità formichina. Una squadra che nonostante i nomi che può schierare sa accettare la lotta nel fango. Colpisce subito con Higuain poi rincula, aspettando eventuali contropiedi. Il Belgio non affonda, tira una volta sola in porta e perde.

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Colpire per primo: anche questo può essere un problema. Sia nel 2014 che al Mondiale del 2018 che all’ultimo Europeo quando è stato eliminato il Belgio ha subito il primo gol dell’incontro.

Così è stato contro la Francia nella semifinale mondiale di tre anni fa, idem contro di noi a luglio: Higuain, Umtiti e Barella, gli autori dei gol, su azioni manovrate o da corner, sempre ha segnato per primo l’avversario del Belgio.

Unica eccezione, nella partita forse più inaccettabile del ciclo, il quarto di finale dell’Europeo del 2016 quando dopo la rete di Nainggolan il Galles piallò i belgi con tre gol.

Certo, in difesa quella sera giocavano Denayer e Lukaku junior (Jordan, visto poi alla Lazio), ma farsi infilare da Robson-Kanu e Vokes è qualcosa di indecente.

Quella fu l’ultima partita allenata da Wilmots prima di essere sostituito da Roberto Martinez.

Fonte: Insidefoto

Buchi evidenti in rosa

L’attacco fa vendere i biglietti, ma la difesa va vincere le partite: è un vecchio adagio del basket buono per tutti gli sport.

Anche per il Belgio si potrebbe adoperare. Ma davvero i difensori sono così scarsi, come i risultati lascerebbero intendere?

Questo no, ma c’è un buco chiarissimo che la rosa dei Diavoli Rossi ha e che nessuno ha mai toccato in questo settennato della “Generazione d’Oro”: manca un terzino sinistro.

Ce n’è uno destro molto buono, Meunier, ma dall’altro lato prima Wilmots e poi Martinez hanno abbozzato senza mai trovare la quadra.

Vertonghen è un centrale e lì in fascia è troppo lento, e anche quando si è passati alla difesa a tre come esterno sinistro si è provato un po’ di tutto: da Chadli (un mediano) a Carrasco, fino a Thorgan Hazard, che sono molto offensivi.

In generale non è mai stato schierato o trovato un terzino sinistro decente.

Anche in mezzo al campo si è provato tutto e il suo contrario. Dal dinamismo esasperato di Nainggolan, che però col tempo è diventato un trequartista-incursore, fino all’altezza e al peso di Fellaini, uno che però non brilla per continuità. Oppure Witsel, un altro che non ha mai compiuto il salto di qualità e che ormai ha 32 anni.

L’unico lì che ha una tecnica fuori dal comune è De Bruyne, che però non può fare tutto. Manca uno che possa dialogare con lui, come è stato Verratti con Jorginho, ad esempio? Può essere.

Forse la partita-simbolo di tutto questo ciclo della “Generazione d’Oro” del Belgio è stato l’ottavo di finale del Mondiale 2018 contro il Giappone.

Portati letteralmente a spasso per un’ora, con gli asiatici avanti 2-0, Martinez ribaltò la squadra rendendola ultra-fisica e ultra-offensiva con Fellaini a fare da boa ulteriore e Chadli a spingere al posto di un evanescente Carrasco.

Risultato, tre gol in 21 minuti e vittoria. Ma lì il Belgio era con l’acqua alla gola, a un passo da una sconfitta umiliante tanto quanto quella contro il Galles di due anni prima.

Infatti perse male in semifinale contro la Francia e si “salvò” vincendo la finalina per il terzo posto.

Un terzo posto che è il miglior risultato fin qua ottenuto dalla “Generazione d’Oro” belga. Un po’ poco, ma non perché manchino i top player.

Il tempo anche comincia a scarseggiare e con esso le occasioni.

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