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Fonte immagine: @tuttoatalanta (Twitter)

Un settore giovanile florido, un nuovo modello e l’incoronazione del CIES: sul mercato, l’Atalanta è un esempio per tutta Europa

L’ultimo rapporto pubblicato dal CIES Football Observatory si è concentrato in particolare sul calciomercato: con un approfondimento molto interessante, l’osservatorio si è focalizzato sulle ultime dieci sessioni di mercato europee stabilendo, dati e numeri alla mano, quali sono i club più virtuosi in tema di trasferimenti.

Le big lavorano quasi tutte a debito tranne il Bayern Monaco, un vero microcosmo a parte in quello che è attualmente l’ecosistema calcistico: i bavaresi, infatti, hanno chiuso gli ultimi dieci anni addirittura con un saldo attivo, contrariamente alle grandi inglesi, spagnole e ovviamente al PSG. Per quento riguarda l’Italia, la squadra con un maggior passivo è l’Inter, ma quella che ha speso di più in termini di entrate è la Juventus.

L’Atalanta, invece, è una vera e propria isola felice, perché pur lavorando in equilibrio totale è riuscita a salire di status, sedendosi ormai definitivamente al tavolo delle grandi: la Dea, infatti, numeri alla mano è la terza squadra delle top leghe ad aver chiuso con un bilancio particolarmente positivo, pari a poco più di 133 milioni di euro. Un risultato importante, che ha portato i bergamaschi a raggiungere risultati importanti aumentando i ricavi grazie a due qualificazioni in Champions League.

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Fonte: atalanta.it

Cambio di modello

Il salto da squadra operaia della middle class a realtà consolidata ha comunque portato la dirigenza dell’Atalanta sul fatto che il modello perseguito fosse ancora sostenibile o se, in alternativa, andava cambiata la strategia che c’è alla base del lavoro di un club da sempre molto attento alle finanze.

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Così, da fabbrica di talenti, la Dea si è trasformata in una realtà particolarmente attenta ai gioielli che nascono all’estero, in contesti in cui si può facilmente trovare l’affare a pochi spiccioli. In questo modo, nelle ultime stagioni la squadra ha trovato una nuova fisionomia pescando fuori dai confini italiani praticamente tutta l’ossatura che tante soddisfazioni sta dando ai tifosi.

Per esempio, per acquistare Hateboer e Gosens – entrambi provenienti dall’Eredivisie – sono stati investiti meno di 5 milioni di euro. Per Freuler, scovato in Svizzera al Lucerna, meno di 2 milioni di euro. Ma il vero capolavoro è stato de Roon, acquistato 1 e rivenduto a dieci volte tanto, per poi essere ripreso un anno dopo.

Per contro, tutti i soldi incassati dalle cessioni illustri sono stati parsimoniosamente reinvestiti su profili funzionali alle idee di Gasperini, ed è proprio per questo motivo che – nonostante un indebolimento teorico – i risultati dell’Atalanta hanno continuato a crescere senza sosta. Solo negli ultimi cinque anni, hanno lasciato Bergamo Caldara, Gagliardini, Conti, Kessiè, Cristante, Mancini e Castagne, tutti finiti a squadre che, a conti fatti, l’Atalanta si è spesso messa dietro.

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Atalanta, il caso vivaio

La nuova strategia ha segnato un’inversione di rotta per quanto riguarda i ragazzi del vivaio, prima fonte fondamentale per implementare la prima squadra e oggi, come si è evinto dalle ultime sessioni di mercato, carne da plusvalenze. Infatti, solo dalle cessioni di Dejan Kulusevski, Amad Diallo Traoré, Alessandro Bastoni e Musa Barrow, l’Atalanta ha tirato su una cifra potenziale, tra fisso e bonus, di quasi 130 milioni di euro.

Il denominatore comune tra i ragazzi di cui sopra risiede nel fatto che, tutti assieme, fanno una manciata esigua di presenze con Gasperini. Ma come fa la Dea a monetizzare questi ragazzi senza nemmeno più valorizzarli? Semplice: il settore giovanile del club è rinomato, si è “fatto un nome” negli anni e ora raccoglie la semina di un brand consolidato.

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Si dà per scontato che, vista la cura meticolosa in fase di scelta, se un ragazzo finisce a Bergamo c’è sicuramente un motivo. E, proprio per questo, gli occhi degli scout europei sono fissi sul centro sportivo di Zingonia. Il piano d’azione paga: mentre in Europa molti club lavorano in attivo proprio come l’Atalanta, nessuno ha mai raggiunto i risultati dei bergamaschi. Una vera e propria isola felice, destinata ancora a crescere.

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