Come Scaloni ha cambiato l’Argentina dopo il disastroso esordio

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L’Argentina era partita con una shockante sconfitta contro l’Arabia Saudita ai Mondiali 2022, ora è campione. Merito dell’inversione di rotta del ct Scaloni.

La chiamano la Scaloneta, per il fortissimo legame tra i giocatori e il loro giovane ct Lionel Scaloni, e la vittoria del Mondiale in Qatar non farà che rafforzare ulteriormente questo rapporto. D’altronde è anche merito suo se l’Argentina è tornata a vincere un Mondiale per la prima volta dal 1986, solo un anno dopo aver conquistato la sua prima Copa America dal 1993.

E dire che l’avventura qatariota dell’Albiceleste era iniziata molto male, con un clamoroso crollo all’esordio contro la modestissima Arabia Saudita, capace di rimontare e vincere per 2-1. Un disastro che ha subito fatto temere per un’altra cocente delusione, con un finale amarissimo della storia di Leo Messi ai Mondiali. Invece, proprio da Scaloni è partita la scintilla che ha permesso alla squadra di invertire la rotta, come racconta Sid Lowe sul Guardian.

I cambi di Scaloni per rilanciare l’Argentina

Innanzitutto, il ct ha cambiato letteralmente i giocatori i campo. Dalla prima partita alla seconda, vinta per 2-0 sul Messico, l’Argentina ha cambiato ben cinque giocatori della formazione iniziale: Montiel ha preso il posto di Molina sulla fascia destra difensiva, mentre Acuña è subentrato a Tagliafico a sinistra, e Lisandro Martinez ha rimpiazzato Romero al centro. Poi, a centrocampo sono rimasti solo De Paul e Di Maria, mentre Mac Allister e Guido Rodriguez hanno sostituito Paredes il Papu Gomez.

Dalla terza gara, vinta sulla Polonia, Scaloni ha poi completato la trasformazione della sua squadra, passando dal 4-4-2 al 4-3-3. Romero e Molina sono stati reintegrati nella formazione iniziale, mentre in mediana a De Paul e Mac Allister si è stabilmente aggiunto Enzo Fernandez. In attacco, la grande decisione ha riguardato la bocciatura di Lautaro Martinez e l’inserimento di Julian Alvarez.

La modifica a centrocampo è stata ritenuta quella più determinante per cambiare le sorti del Mondiale dell’Argentina. La Scaloneta era stata costruita su una mediana con De Paul, brillantemente reinventato dal ct come mezzala, Paredes e Lo Celso. Ma quest’ultimo, che Scaloni ha sempre considerato fondamentale, si è infortunato prima del torneo e non è stato convocato, mentre lo juventino è arrivato in Qatar ampiamente fuori condizione.

Con Mac Allister, Fernandez e, più avanti, Alvarez, il ct ha portato volti nuovi in rosa, tutti under-23, avviando un ricambio generazionale improvviso ma necessario, sebbene in un momento delicato. Ma soprattutto ha dimostrato di sapersi adattare all’avversario: contro l’Olanda, ha optato per un 3-5-2 che gli dava maggiore possesso palla; contro la Croazia in semifinale ha ridisegnato un 4-2-2-2, rimettendo Paredes a centrocampo. Mosse dettate anche dall’assenza forzata di Angel Di Maria, alle prese con vari problemi fisici, che è stato tenuto a riposo e inserito provvidenzialmente in finale contro la Francia, rivelandosi una vera spina nel fianco per la difesa transalpina.

I giocatori chiave del successo argentino

Sarebbe facile citare, a questo punto, il ruolo di Leo Messi nel trionfo dell’Albiceleste, ma sarebbe prima di tutto giusto. La Pulce ha dimostrato, una volta di più, di essere il leader tecnico e carismatico della squadra, smentendo nuovamente chi lo ha a lungo accusato di essere un pesce fuor d’acqua in nazionale.

Ma l’altro grande nome di questa vittoria è stato senza dubbio Emiliano Martinez, il portiere 30enne dell’Aston Villa che Scaloni per primo ha saputo scoprire e valorizzare, convocandolo per la prima volta nel 2021. La logica avrebbe voluto che, dopo la prestazione con l’Arabia Saudita, venisse escluso in favore del più navigato Armani, ma il ct ha scelto di dargli fiducia e di responsabilizzarlo ulteriormente. Un mese dopo circa, Martinez è stato decisivo con le sue parate contro la Francia, confermando ancora una volta le intuizioni e le abilità motivazionali di Scaloni.