Corruzione, sequestri e ricatti: cosa c’è nelle accuse contro Al Khelaifi

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Contro Al Khelaifi sono state lanciate dure accuse da parte del quotidiano francese Libération: cosa si dice sul presidente del PSG e capo dell’ECA?

Mancano meno di due mesi all’inizio dei Mondiali in Qatar, e nuove accuse piovono contro l’uomo di riferimento della famiglia reale Al Thani qua in Europa: Libération, importante giornale francese legato alla sinistra, accusa Nasser Al Khelaifi di essere al centro di un nuovo caso di corruzione e violenze.

Imputazioni pesanti, su cui ora la giustizia francese dovrà indagare per appurare la verità sul conto del presidente del PSG. Anche perché nel caso sarebbe coinvolto un cittadino francese, di cui Libération non fa il nome completo, limitandosi a chiamarlo Tayeb B. Ma in cosa consiste esattamente la rivelazione del quotidiano parigino? Approfondiamo il nuovo scandalo legato al Qatar.

Accuse contro Al Khelaifi: di cosa si tratta

Tayeb B. è descritto come un imprenditore franco-algerino di 41 anni, che viveva in Qatar con moglie e figli. Sarebbe stato arrestato a Doha il 13 gennaio 2020 perché in possesso di documenti compromettenti contro Al Khelaifi. L’uomo avrebbe trascorso diversi mesi in prigione in Qatar, subendo torture e altri abusi, fino a decidersi a consegnare le prove nelle sue mani all’avvocato di Al Khelaifi, per firmare un accordo di riservatezza, venendo così liberato il 1° novembre dello stesso anno.

Secondo Libération, che non rivela come sia venuta a conoscenza di queste informazioni, nei documenti ci sarebbe la prova di un coinvolgimento diretto del presidente del PSG nell’opera di corruzione portata avanti dal Qatar in modo da ottenere l’assegnazione del Mondiale del 2022, che vedrà il via il prossimo 20 novembre.

Qatar 2022: le accuse di corruzione

La storia secondo cui il Mondiale sarebbe stato assegnato al Qatar come conseguenza di una diffusa opera di corruzione da parte del Paese arabo gira da diversi anni. L’assegnazione del torneo è avvenuta il 2 dicembre 2010, ma già nel giugno successivo il Sunday Times rivelava che il Qatar aveva pagato 1,5 milioni di dollari tre importanti esponenti della CAF, la confederazione africana, per supportare la propria candidatura.

Phaedra Almajid, la fonte inizialmente anonima del Sunday Times, ritrattò la sua testimonianza a luglio 2011, ma nel novembre del 2014 raccontò alla BBC che era stata costretta a farlo dalle autorità del Qatar dietro minaccia, e che successivamente aveva collaborato con l’indagine dell’avvocato indipendente Michael Garcia e del FBI sull’illecita assegnazione del Mondiale. L’inchiesta era stata inizialmente secretata in gran parte dalla stessa FIFA, che l’aveva commissionata, ma nel 2017 la Bild l’ha resa pubblica, rivelando che molte delle accuse formulate erano però lacunose.

Nel frattempo, a giugno 2014, sempre il Sunday Times aveva rivelato le pratiche corruttive di Mohamed Bin Hamman, capo del calcio qatariota e presidente della confederazione asiatica (AFC). Bin Hamman era accusato di aver corrotto diversi dirigenti sportivi africani e centro-americani per sostenere la candidatura del Qatar per il 2022. Le inchieste sulla corruzione nella FIFA portarono nel 2015 all’arresto del vice-presidente Jerome Valcke e poi del presidente Joseph Blatter e del capo della UEFA Michel Platini, anche se questi casi non avevano alcun legame diretto con l’assegnazione dei Mondiali.

Nel luglio 2015, lo stesso Blatter ha sostenuto che l’assegnazione dei Mondiali in Qatar sarebbe stata resa possibile da un piano ordito da Platini assieme al Presidente francese Sarkozy e a quello tedesco Wulff, accordatisi con l’emiro del Qatar Tamim Bin Hamad Al Thani. Nella cena all’Eliseo in cui i quattro si sarebbero incontrati, si discusse anche dell’acquisto del PSG da parte del Qatar. Nel 2021, Blatter ha ripetuto a Le Monde che, dopo quella cena, Platini lo chiamò per avvertirlo che doveva sostenere la candidatura del Qatar.