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Addio Roma, ora salvate il soldato Pastore

Pastore ha rescisso, viva Pastore. Parafrasando Massimo Troisi, adesso che l’argentino ha detto “addio Roma” dopo tre anni in cui da calciatore è diventato un meme, possiamo tirare una linea e metterci a difenderlo.

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Pastore Roma
Fonte: @Javi_Pastore

Sciagura Monchi

A difenderlo, sì, perché negli ultimi tempi l’accanimento sul “Flaco” è stato maramaldo, “come uccidere un uomo morto”, o meglio un ex calciatore. Che colpa ne ha Pastore se tre anni fa Monchi, folgorato da non si sa bene cosa, ebbe la malaugurata idea di dare al Paris Saint-Germain, come se ne avesse bisogno peraltro, 25 milioni?

Lo ripetiamo, 25 milioni. Più contratto faraonico, che sarebbe durato fino all’estate del 2023, ma che per pietà più che altro è stato stracciato, con buonuscita, giusto ieri: 4.5 milioni netti a stagione, irrinunciabili per Pastore, ma ingestibili negli ultimi tempi tra infortuni e condizione fisica scadente dell’argentino, la cui esperienza in giallorosso ha portato 37 presenze e 4 gol.

Che colpa ne ha l’ex del Palermo se gli è stato cucito addosso quel contratto? Sicuramente non ha puntato la pistola addosso a nessuno. Così come non ha puntato la pistola addosso a nessuno per giocare sempre fuori ruolo, sia con Di Francesco che in seguito con Ranieri e Fonseca.

D’altronde era stato lo stesso Monchi ad ammettere che quell’acquisto era stato forzato, alla Roma serviva una mezzala sinistra da mettere nel 4-3-3 e si era intestardito su Pastore, che mezzala non è mai stato. “Uno dei tanti terribili affari, non avrei mai dovuto fidarmi. Io avrei voluto Ziyech”. Persino James Pallotta, l’ex presidente giallorosso, è arrivato a spernacchiare Monchi, dirigente sportivo che con l’argentino ha contravvenuto a una delle sue massime: “Se l’allenatore ti chiede un tavolino e tu gli dai una lampada, il fallimento è assicurato”.

Ma voi veramente ve lo immaginate un trequartista fatto e finito come l’argentino a fare la mezzala in un 4-3-3? Per la cronaca, ultima presenza da titolare di Pastore in Serie A, novembre 2019 in un Roma-Parma.

Equivoco tattico

Ecco, Pastore è stato il re delle lampade, nel senso dell’errore di mercato: 25 milioni gettati letteralmente al vento, più i cinque anni di contratto un’operazione da oltre 70 milioni complessivi che già allora fece storcere il naso a molti, sorpresi più che incuriositi dal rientro in Italia di un giocatore che anche a Parigi non è che avesse lasciato grandissimi ricordi.

Forse perché “El Flaco” paga anche un altro grosso equivoco tattico. Lui non c’entra nulla con il calcio moderno, ma proprio zero, zero assoluto. Lento, intuitivo, dalla tecnica sopraffina e dal fisico inversamente proporzionale alla qualità dei piedi, chi se lo ricorda nel 2010 nelle prime partite col Palermo rammenterà il suo essere la quintessenza del giocatore anni Novanta o Duemila, se proprio dobbiamo.

Partiva da fermo, la testa alta e il pallone tra i piedi, e lo faceva passare dove nessuno poteva minimamente immaginarselo. Alto e magro, appunto “flaco”, sembrava che con un soffio volasse via, come la casetta di paglia dei “Tre porcellini” spazzata dal lupo cattivo.

Delizie tecniche molto fini a se stesse, molto sudamericane, d’inverno i guanti d’ordinanza anche a Palermo dove non è che si schiatti di freddo. Non ha avuto la capacità di fare come un De Paul, che negli anni si è trasformato in un centrocampista completo dopo essere nato sostanzialmente come mezzapunta. Adesso dove lo metti sta e l’Atletico Madrid se n’è accorto, la sua parabola è stata del tutto opposta a quella di Pastore, che nel calcio ipercinetico di oggi non c’entra assolutamente nulla, non a caso nessuno si è mai interessato neanche per sbaglio all’argentino, nemmeno in prestito secco o gratuito onde evitare di accollarsi quello stipendio.

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Qui forse un minimo di colpa ce l’ha, però è anche ingiusto dargli addosso in maniera invereconda. Poteva andarsene prima? Forse, ma nessuno lo obbligava. La rescissione è arrivata adesso, la buonuscita robusta, qualche campionato minore, con ritmi più “à la Pastore” attende “El Flaco”, sperando che almeno possa giocare nel suo ruolo o come meglio gli aggrada.

Alessandro Ruta
Alessandro Ruta
Milanese, classe 1982, vive vicino a Bilbao. Ha scritto una quindicina di libri, non solo di sport. In passato ha lavorato per La Gazzetta dello Sport e Mediaset, oggi collabora con varie testate italiane e spagnole

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