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Rio Ferdinand ha raccontato un curioso aneddoto degli inizi della sua carriera da calciatore, quando era ancora adolescente e giocava nel West Ham.

“Quando ero giovanne ero pazzo, potevo passare tutto il giorno a bere, potevo bere dieci pinte e poi passare alla vodka”. Lo ha rivelato Rio Ferdinand, ex-difensore del Manchester United e dell’Inghilterra, a The Mo Gilligan Podcast (il podcast di un celebre comico britannico), raccontando un aneddoto degli inizi della sua carriera.

La storia bizzarra è avvenuta nell’agosto del 1996, quando Ferdinand era una promessa di non ancora 18 anni e giocava nel West Ham, il club in cui era cresciuto, dopo essere stato scoperto dal padre di Frank Lampard.

La storia di Rio Ferdinand in campo da ubriaco

Difensore centrale, Ferdinand era noto all’epoca soprattutto per essere il cugino di Les Ferdinand, attaccante del QPR e del Newcastle. Ma a livello giovanile si parlava molto di lui, tanto che il tecnico del West Ham Harry Redknapp lo aveva già fatto esordire a maggio contro lo Sheffield Wednesday.

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Il West Ham, all’epoca, era una buona squadra: l’anno precedente aveva chiuso decimo in Premier League, e in rosa c’erano giocatori come Julian Dicks, Paul Kitson, Stan Lazaridis, Slaven Bilic e un altro astro nascente, Frank Lampard. C’era anche Paulo Futre, bizzoso talento portoghese ex-Porto e Atletico Madrid, che era passato anche in Italia con le maglie di Reggiana e Milan. Futre era un giocatore difficile da gestire, e quando all’esordio stagionale – il 17 agosto ad Highbury contro l’Arsenal – scoprì che non avrebbe indossato la maglia numero 10, poiché all’epoca le maglie andavano ancora in base ai ruoli in campo, salì su un taxi e abbandonò lo stadio.

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In panchina si era quindi appena liberato un posto tra i convocati, e un membro dello staff andò ad avvisare Rio Ferdinand che l’avrebbe occupato lui. Il problema era che Ferdinand, convinto di starsene in tribuna, era andato al pub e si era già bevuto tre brandy & Coke (brandy e Coca Cola), e ne aveva un quarto in mano quando ricevette la notizia che avrebbe dovuto sedersi in panchina.

A quindici minuti dalla fine, Redknapp decise di far entrare il 17enne difensore, anche se l’Arsenal era già avanti 2-0. “Ero in panchina a pensare ‘Per favore non farmi entrare, tre brandy & Coke, non posso giocare oggi’. E poi sono entrato”. Quello fu il suo esordio a Highbury, uno degli stadi più leggendari d’Inghilterra.

Il calcio inglese e l’alcol

L’aneddoto raccontato da Rio Ferdinand è senza dubbio molto divertente, soprattutto perché sappiamo che da allora ha rigato dritto e si è imposto come uno dei difensori più forti al mondo. Ma la storia del calcio inglese è strettamente legata a problemi di abuso di alcolici da parte dei giocatori, alcuni anche piuttosto famosi. Lo stesso Ferdinand ha spiegato a Gilligan che “Nel West Ham c’era una cultura del bere, bevevamo sempre dopo le partite”.

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Tutti conoscono senza dubbio le storie più estreme, quelle di George Best e Paul Gascoigne, ma i problemi con l’alcol hanno tormentato le carriere anche di giocatori come Tony Adams e Paul Merson, due leggende dell’Arsenal tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta. Steven Gerrard è stato spesso sulle pagine della stampa scandalistica per episodi del genere: l’attuale allenatore dei Rangers scese in campo con la Nazionale contro la Grecia, nel 2001, in un match delle qualificazioni mondiali, pochi giorni dopo una serata alcolica. Nel 2009, scatenò una rissa aggredendo una persona da ubriaco.

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Nel 2000, Jonathan Woodgate passò una notte in prigione dopo aver violentemente aggredito un uomo, venendo poi condannato ai lavori socialmente utili: pare che in corpo avesse sette pinte di vodka e rum. Un altro episodio simile è avvenuto nel 2007, quando il gallese Craig Bellamy, durante una serata alcolica, iniziò a litigare col compagno John Arne Riise, aggrendendolo fisicamente. Di lì a poco, il Liverpool avrebbe dovuto giocare un delicato ottavo di Champions League contro il Barcellona.

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