L’omosessualità è “una malattia mentale”: cosa accade alla comunità LGBT in Qatar

In Qatar la questione dei diritti LGBT è molto delicata, e le recenti parole dell’ambasciatore dei Mondiali non fanno che confermare una situazione molto grave.

“Essere gay è ḥarām [poribito dalla legge islamica], perché è una malattia mentale“: queste le parole di Khalid Salman, ex-calciatore qatariota 60enne e oggi ambasciatore del Mondiale che inizierà il prossimo 20 novembre, rilasciate in un’intervista alla tv tedesca ZDF, interrotta dal portavoce del Comitato organizzatore del torneo subito dopo queste frasi.

Una dichiarazione shockante, che riporta la luce sulla drammatica situazione dei diritti della comunità LGBTQ+ nel paese arabo, che nonostante le numerose denunce delle ong in questi anni non ha visto il minimo miglioramento. Proviamo a spiegare brevemente ma in maniera chiara in cosa consiste il problema.

L’omosessualità è un reato in Qatar?

La risposta è sì. Nei paesi della Penisola arabica, dominati da monarchie particolarmente conservatrici in ambito religioso, l’omosessualità è un reato penale: in Qatar è regolato dall’articolo 285 del codice penale, che prevede fino a sette anni di prigione per chi viene scoperto ad avere relazioni sessuali con persone del suo stesso sesso.

Nel novembre 2021, il presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali Nasser Al Khater aveva sostanzialmente negato che in Qatar ci fossero leggi contro l’omosessualità, durante una bizzarra intervista rilasciata alla CNN. Aveva aggiunto che il suo paese è “una società ospitale e tollerante”, specificando che ogni persona debba rispettare la cultura locale.

Come vive una persona omosessuale in Qatar

Siccome in Qatar non è permesso dalla legge essere pubblicamente omosessuali, è molto difficile avere testimonianze dirette da persone appartenenti alla comunità LGBTQ+ che vivono nel paese. Tuttavia, nel 2016 Doha News ha pubblicato una lettera di un uomo gay qatariota che ha raccontato la sua vita: queste sono le sue parole.

“In Qatar le persone gay possono nascondersi dietro una patina di estrema cultura omofoba, perché le mette al sicuro dal controllo pubblico. È davvero disturbante vivere qui, è traumatizzante sapere che sei la causa dell’angoscia dei tuoi genitori, che stai disonorando la tua famiglia. È un assalto costante, e mi sta uccidendo. Ha causato danni irreparabili alla mia salute mentale. Non c’è nessuna prospettiva o futuro per me qui, nessuna normalità.”

“Portare avanti una relazione duratura con un uomo non è un’opzione: queste relazioni hanno vita breve, perché una delle due parti alla fine si sposerà con una donna. E questa relazione, se anche dovesse accadere, sarà sempre nell’ombra. Se ci fosse una pillola magica in grado di farmi diventare etero, la prenderei: non voglio la miseria di questa vita. Sono costantemente turbato e angosciato: come posso conciliare chi sono con la mia fede che dice che non dovrei esistere? Sono il peggio del peggio, sono un parassita.”

Cosa succede quando l’omosessualità viene scoperta

L’autore anonimo di Doha News racconta come si vive segretamente la propria omosessualità, ma spesso accade che la polizia qatariota scopra degli omosessuali o transessuali, e debba arrestarli e farli processare. Lo scorso ottobre, Human Rights Watch ha pubblicato un report che illustra cosa succede a queste persone.

Gli arresti avvengono in generale in luoghi pubblici, i cellulari degli arrestati vengono sequestrati e ispezionati, perché dalle chat è possibile risalire ad altri possibili omosessuali nascosti nel paese. Quindi si procede all’incarcerazione, che avviene inizialmente senza che vengano comunicate accuse formali: ai prigionieri non è permesso di avere contatti con l’esterno, nemmeno con l’avvocato o i famigliari. La detenzione può durare anche fino a due mesi.

Durante questo periodo, la persona in custodia subisce ripetuti abusi verbali e fisici, e viene offerto il rilascio in cambio del trasferimento in centri sponsorizzati dal governo in cui si praticano terapie di riconversione sessuale. Gli arresti arbitrari di questo tipo avvengono in virtù di una legge del 2002 che punisce i “crimini contro la moralità”. Non è chiaro quanti arresti avvengano annualmente per questo motivo,dato che il Qatar non rende pubblici questi dati.