Mondiali 2022 perché ci sono così tanti minuti di recupero

Questi Mondiali 2022 stanno attirando l’attenzione anche per i tanti minuti di recupero. Ma che cosa c’è dietro e qual è il motivo?

I Mondiali in Qatar sono ormai partiti da qualche giorno. Non stanno mancando le sorprese, come le sconfitte di Argentina e Germania, rispettivamente contro Arabia Saudita e Giappone. Ad aver attirato grande attenzione e curiosità è però senza alcun dubbio un aspetto legato ai minuti di recupero, mai così tanto lunghi come in questa rassegna iridata. Ma che cosa c’è dietro e qual è il motivo principale? Non resta che entrare nel dettaglio e provare a spiegare il tutto nello specifico.

Minuti di recupero Mondiale, ecco perché sono così tanti

Parlare di minuti di recupero al Mondiale porta anche ad analizzare anche questioni che possono riguardarci un po’ da vicino, come, per esempio, i minuti di gioco effettivo. Questi infatti, a causa delle numerose perdite tempo, tendono a esser sempre meno. Infatti pare essere proprio questo l’aspetto che la FIFA e, di conseguenza gli arbitri internazionali, stanno valutando. Non a caso un qualcosa di simile si era già visto quattro anni fa, ossia a Russia 2018.  E sulla questione, nei mesi scorsi, è intervenuto anche il presidente della Commissione arbitrale della FIFA Pierluigi Collina. “Ci sono squadre che giocano 52 minuti, squadre che ne giocano 43 e altre che ne giocano 58. Se li sommi tutti la differenza di tempo giocato in un campionato diventa grande“. ha detto l’ex arbitro.

Lo stesso ex direttore si gara, a pochi giorni dal via di Qatar 2022, aveva chiarito il concetto ai microfoni di Espn, sottolineando come una soluzione potesse essere proprio quella di rivedere il tempo aggiuntivo. E, al la della curiosità e dell’attenzione sulla questione minuti di recupero Mondiale, una vera rivoluzione potrebbe potarla l’IFAB. Infatti quest’ultima potrebbe valutare il passaggio al tempo effettivo. Sarebbe molto probabilmente un modo per migliorare e velocizzare le partite e per diminuire i cosiddetti tempi morti, con il peso di questi ultimi che ormai varia a seconda di situazioni e contesti.