Lippi

Termina la carriera di Marcello Lippi, uno dei tecnici più vincenti nella storia del calcio italiano

A 72 anni, Marcello Lippi decide di dire basta con la panchina. In un’intervista a Radio Sportiva, decide di comunicare ufficialmente la conclusione della sua carriera di allenatore. Un mister che magari non ha sempre incontrato il favore della stampa per la su rudezza caratteriale ma che, nella maggioranza dei casi, è stato adorato dai giocatori che lo hanno avuto come condottiero. Cala dunque il sipario sulla carriera di Lippi, capace di scendere all’inferno per poi salire in cima al mondo.

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Il primo ciclo d’oro alla Juventus

Dopo le positive esperienze alla guida di Atalanta e Napoli, per il giovane Marcello Lippi arriva la chiamata della vita. La Juventus, alle prese con una radicale rifondazione con la triade Moggi-Giraudo-Bettega chiamata da Umberto Agnelli a dirigere la società, decide di puntare sul mister viareggino per tornare a vincere. I bianconeri, infatti, non trionfano in campionato dalla stagione 1985/86: un’eternità per gli standard bianconeri.

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Lippi si getta anima e corpo nella sua nuova avventura, lavorando sui muscoli e sulla testa dei suoi giocatori. Costruisce una squadra aggressiva e umile, in cui anche gli elementi offensivi devono sacrificarsi per il bene della squadra. Un meccanismo che, dopo i primi passaggi a vuoto, diventa pressoché perfetto. La gara in cui di fatto nasce la Juventus schiacciasassi di Lippi è datata 4 dicembre 1994, quando al Delle Alpi arriva la Fiorentina. Sotto per 0-2 fino a buona parte della ripresa, i bianconeri sono capaci di vincere per 3-2 suggellando la loro rimonta con una perla di rara bellezza di Alessandro Del Piero: astro nascente del calcio italiano e futura bandiera bianconera.

Da quel momento, in campionato non ce n’è per nessuno. La Juve conquista lo scudetto con due giornate d’anticipo, battendo per 4-0 il Parma (rivale dei bianconeri per il titolo). Il trionfo in campionato apre una serie interminabili di successi, in cui spiccano le conquiste della Champions League 1995/96 battendo in finale l’Ajax e dela Coppa Intercontinentale vinta nel 1996 contro il River Plate. Un ciclo lungo 5 anni, fatti di tanti campioni (da Baggio a Del Piero, da Vialli e Ravanelli a Boksic e Vieri, senza dimenticare giocatori come Zidane e Inzaghi) e da un unico comune denominatore: la vittoria.

Lippi e l’Inter: un amore mai nato

Dopo aver rifatto grande la Juventus, nel 1999 Lippi tenta la medesima impresa andando ad allenare l’Inter. Massimo Moratti – presidente dal 1995 – vuole finalmente trasformare i suoi ingenti investimenti in vittorie importanti, chiamando uno degli allenatori più quotati di quel periodo. Lippi accetta l’ardua sfida, ben sapendo che non sarà facile farsi apprezzare dal pubblico interista visto il suo recente passato juventino.

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La parentesi nerazzurra di Lippi si rivela un flop su tutta la linea tra risultati altalenanti, infortuni di giocatori importanti e ricorrenti polemiche. Impossibile non citare il controverso rapporto con Roberto Baggio, accantonato in più occasioni per via di dissidi nati già ai tempi della Juventus. Dopo un sudato 4^ posto nella stagione 1999/00, Lippi perde nei mesi successivi i preliminari di Champions contro l’Helsingborg e la Supercoppa Italiana contro la Lazio. Il k.o. alla prima di campionato contro la Reggina, con annessa famosa dichiarazione di Lippi in cui critica i giocatori per lo scarso impegno, cala il sipario su un rapporto mai nato.

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Dopo le delusioni nerazzurre, Marcello Lippi torna al suo vecchio amore. La Juventus si affida all’uomo degli ultimi trionfi, dopo il biennio targato Carlo Ancelotti con successi solo sfiorati. Il mercato estivo del 2001 porta grandi cambiamenti in casa bianconera, con la cessione di Zidane al Real Madrid per 150 miliardi e gli arrivi di Nedved, Buffon e Thuram.

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Una Juventus rivoluzionata dunque, alla quale Lippi trova il vestito giusto per tornare a vincere. Dopo i primi mesi di difficoltà, il tecnico viareggino passa al rombo di centrocampo con Nedved dietro le punte e la squadra svolta decisamente. Il finale di campionato è romanzesco, con la Juventus che trionfa battendo sullo sprinti finale l’Inter (battuta clamorosamente per 4-2 dalla Lazio). Un successo che sa di rivincita per Lippi, dopo i dissidi dei due anni precedenti.

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Nella stagione successiva i bianconeri trionfano nuovamente in campionato e arrivano in finale di Champions League contro il Milan. Per Lippi potrebbe arrivare la seconda vittoria in questa manifestazione, dopo due finali perse contro Borussia Dortmund e Real Madrid. Nel derby italiano, però, sono i rossoneri a prevalere. Si tratta del canto del cigno del secondo ciclo bianconero di Lippi, che si materializza al termine dell’anno successivo.

Mondiali 2006, il trionfo del gruppo

Nell’estate del 2004, Marcello Lippi sostituisce Giovanni Trapattoni alla guida dell’Italia. L’obiettivo è costruire un gruppo forte in grado di giocarsi al meglio i Mondiali del 2006 in Germania. Già, il gruppo: una parola sacra per Lippi, nonché la via migliore per oltrepassare i mille ostacoli del Campionato del Mondo. Un concetto sul quale il ct insiste costantemente, avendo ragione alla prova dei fatti.

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La Nazionale che si presenta al Mondiale è infatti un blocco di granito, capace di respingere le vibranti polemiche derivanti dallo scandalo di Calciopoli. Guidati dal loro condottiero, gli azzurri passano la fase a gironi e i primi due turni ad eliminazione diretta, si sbarazzano dei padroni di casa della Germania e, il 9 luglio 2006, trionfano in finale contro la Francia. Un successo che proietta Lippi ancora più in alto nel gotha del calcio mondiale.

Flop in Sudafrica, resurrezione in Cina

Dopo il successo di Berlino, Marcello Lippi dà l’addio alla Nazionale. Si tratta però di un arrivederci, visto che torna sulla panchina azzurra nell’estate del 2008. In vista del Mondiale in Sudafrica del 2010 cerca di creare un mix tra eroi del 2006 e volti nuovi, rivelatosi decisamente fallimentare. Contro ogni pronostico, infatti, l’Italia non riesce neanche a superare un modesto girone con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda.

Sembra l’ultimo capitolo nella carriera di Lippi, che invece decide di ripartire tentando l’avventura al Guangzhou. In Cina porta i metodi e la competenza del calcio europeo, conquistando con il club di Canton 3 campionati, 1 Coppa di Cina e 1 Champions League asiatica. L’ennesima conferma della grandezza di questo straordinario condottiero.