Cos’è KKR, il fondo USA che vuole l’Atalanta, e quanto vale il suo patrimonio

L’Atalanta potrebbe essere ceduta a KKR, un fondo statunitense che sta cercando di investire in Italia. Ecco di chi si tratta e a quanto ammonta il suo patrimonio.

Sembra mancare davvero poco alla clamorosa e inaspettata cessione dell’Atalanta, che secondo varie fonti dovrebbe passare di mano in questi giorni, se non addirittura già nelle prossime ore. La famiglia Percassi cederebbe infatti la maggioranza delle quote del club a un fondo statunitense, KKR & Co., per 350 milioni di euro.

Sulla trattativa c’è ancora molto riserbo, ma dopo le prime indiscrezioni dei giorni scorsi oggi le voci si sono fatte molto più pressanti e concrete, e adesso i tifosi bergamaschi si chiedono soprattutto una cosa: cosa cambierà nel futuro della Dea?

KKR, che cos’è e a quanto ammonta il patrimonio

KKR non è altro che l’acronimo di Kohlberg Kravis Roberts & Co., un fondo di private equity fondato a New York nel 1976 e quotato alla borsa di Wall Street dal 2010. Negli ultimi trent’anni, le sue attività sono andate in crescendo, arrivando a investire stabilmente anche in Europa, in particolare nell’ultimo periodo.

La maggior parte degli affari internazionali del fondo gravitano oggi attorno alla Germania, dove nel 2019 KKR ha acquistato il network Tele Munchen e una grossa quota del colosso editoriale Axel Springer.

Ma ancor più di recente questa società americana ha preso di mira l’Italia: a fine novembre 2021 si è iniziato a parlare di un forte interesse nell’acquisizione di Tim, che hanno portato il fondo a venire abbastanza discusso sulla stampa italiana. Secondo varie fonti, stiamo parlando di uana società con uffici in 21 città sparse su quattro continenti, che gestisce un portafoglio di 109 aziende producenti un volume d’affari da 244 miliardi di dollari di ricavi all’anno.

D’altronde nella dirigenza di KKR ci sono anche nomi italiani, e non solo statunitensi: oggi, il co-head of European Private Equity del fondo è Mattia Caprioli, il managing director del settore Global Infrastructure è Alberto Signori, mentre il responsabile degli investimenti nei settori tecnologia, media e telecomunicazioni è Diego Piacentini (che è pure advisor di Exor, la società che controlla la Juventus).

KKR Atalanta: cosa succederà alla Dea?

È ancora presto per dire quale sia il piano del fondo americano in caso di acquisizione dell’Atalanta, ma se ci affidiamo a quanto riportato a novembre da Huffington Post, in merito all’affare, Tim, i tifosi bergamaschi possono stare abbastanza tranquilli: KKR non è un fondo speculativo, spiega la testata, “l’obiettivo dichiarato è infatti quello di generare interessanti ritorni sugli investimenti grazie a un approccio prudente e disciplinato agli investimenti, richiamando collaboratori di livello mondiale e supportando la crescita delle società nel suo portafoglio e delle comunità”.

Significa che, se ha deciso di investire nell’Atalanta, il suo obiettivo è quello di proseguire nel solco dei successi sportivi e gestionali della famiglia Percassi (che resterebbe comunque in società con una quota di minoranza abbastanza consistente, tra il 30 e il 20%).

Il possibile nuovo proprietario della Dea ha le spalle economicamente molto ben coperte, e ha dimostrato in questi anni grande capacità negli affari. È quindi logico immaginare che, sebbene l’Atalanta rappresenti per KKR un modo per inserirsi nell’economia italiana e agevolare la trattativa per Tim, le potenzialità di crescita del club non diminuiranno, e anzi potremmo anche assistere a investimenti anche superiori a quelli portati fin qui da Percassi.

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