Sacrificare Skriniar e Dumfries per Dybala e Lukaku non è la strada da percorrere

Nell’Inter si riflette se sacrificare due pedine difensive di questa stagione per costruire un tridente da sogno con Lautaro, Dybala e Lukaku. Vale la pena?

Lukaku è un sogno, un sogno stupendo che riporta la mente del tifoso interista a un passato dorato con Conte in panchina e il centravanti belga che duettava e memoria con Lautaro Martinez. Immaginate poi di mettere alle loro spalle uno come Dybala, un trequartista offensivo per cancellare il downgrade da Eriksen a Calhanoglu. Non ci mettereste la firma?

Certo che ce la mettereste, lo farebbe chiunque. Il problema è che questa possibilità, così come ve l’ho presentata, non esiste se non nel mondo dei sogni: l’Inter, per poter arrivare a Lukaku e Dybala, deve compiere dei “sacrifici”. Parola tremenda, divenuta purtroppo ormai un leit motiv delle estati nerazzurre: cedere dei pezzi pregiati per poter arrivare ad altri.

Nello specifico, gli esperti di calciomercato ci dicono che, per avere i due attaccanti, Marotta dovrebbe prima cedere Skriniar e Dumfries, due protagonisti assoluti dell’ultima annata (lo slovacco, per la verità, anche di quelle precedenti). Uno scenario che assomiglia – ma non è identico, per fortuna – a quello di un anno fa, in cui Lukaku e Hakimi sono stati ceduti per poter garantire la sopravvivenza del club. 365 e rotti giorni dopo, siamo ancora qui, e – purtroppo – il ritorno di Lukaku non è la soluzione.

Le scelte dell’Inter sono scelte sul futuro

Si potrebbero fare molte considerazioni tattiche sul tridente Dybala-Lukaku-Lautaro. Ad esempio sul fatto che rimettere assieme la coppia belga-argentina più la Joya potrebbe non avere gli stessi effetti sortiti durante la stagione 2020/2021, visto che Dybala altererebbe gli equilibri. Potremmo dire che Conte e Inzaghi non sono tatticamente sovrapponibili, e che ciò che ha funzionato con uno non è detto che funzioni con l’altro.

Ma la vera questione in gioco, qui, è l’idea di futuro che ha o vuole avere l’Inter. È fuori discussione che questo ipotetico attacco avrebbe sulla carta pochi rivali in Serie A e fuori, ma per averlo occorrerà sacrificare un cardine del terzetto difensivo che, in questi anni, è stato il punto di forza della squadra. E questo cambio – ci sarà poi da vedere chi arriverà per Skriniar e come si adattetrà – avverrà in contemporanea con un’altra delicata sostituzione nel reparto arretrato, con il passaggio da Handanovic a Onana, il quale già ha (immeritatamente) attirato su di sé dello scetticismo.

Per rivoluzionare il loro attacco, i nerazzurri andrebbero a intaccare due settori delicati del resto della squadra (il laterale destro cambierebbe per la seconda volta nel giro di un anno), scommettendo di sopperire a eventuali cali di qualità in queste zone con una crescita offensiva tutta da dimostrare. Invece, questa Inter avrebbe piuttosto bisogno di dare continuità alla propria ossatura.

Ovviamente, c’è poi il fattore economico. Che il club milanese abbia delle difficoltà è noto a tutti, ma la priorità dovrebbe essere innanzitutto sbarazzarsi di contratti il cui peso a bilancio non corrisponde a quello in campo (Vidal e in parte Sanchez), per concentrarsi su giovani che possano allungare l’aspettativa di vita di questa squadra. A costo anche di rinunciare a successi immediati per piazzamenti che possano però far crescere ulteriormente il collettivo e dare respiro alle casse societarie.

Pensare di investire sull’immediato presente cifre che non sembrano essere minimamente sostenibili dal club nerazzurro, per giocatori rispettivamente di 28 e 29 anni, è qualcosa di simile all’errore commesso dalla Juventus nel 2018 con Cristiano Ronaldo: inseguire la star che ti può far fare il salto di qualità, sacrificando la stabilità del resto della rosa. Che è poi l’errore su cui si fonda gran parte del calcio italiano, tiranneggiato dalla fretta e dall’incapacità di progettare, che finisce sempre per ritrovarsi, nel giro di qualche anno, di fronte all’ennessima emergenza.