Il Fair Play Finanziario è morto: ecco le nuove regole

Cambiano le regole del Fair Play Finanziario: l’annuncio del New York Times segna la fine di un regolamento molto discusso e per molti inefficace.

Addio Fair Play Finanziario, grazie di nulla. Le discusse norme volute nel 2009 da Michel Platini sono sul punto di essere definitivamente accantonate, dopo che per anni hanno ricevuto critiche da tutte le parti, senza riuscire a riequilibrare realmente i rapporti economici nel calcio europeo.

A rivelarlo è il New York Times, che poco fa ha rivelato i piani della UEFA, oggi presieduta da Aleksandr Ceferin, per modificare le regole sulla sostenibilità finanziaria dei club del Vecchio Continente. Ma anche con queste novità, a quanto si capisce, non saranno in grado di cambiare veramente le cose.

Come cambia il Fair Play Finanziario

Le nuove regole verranno ufficialmente introdotte solo dopo il Consiglio esecutivo della UEFA previsto per il prossimo 7 aprile, e ciò di cui si sta discutendo ora sono solo le indiscrezioni del quotidiano statunitense. Inoltre, prima che queste novità entrino effettivamente in vigore bisognerà attendere la fine della stagione.

Ceferin avrebbe voluto inserire un vero e proprio salary cup, sul modello NBA, ma ha dovuto fare un passo indietro e accettare norme meno stringenti, anche se comunque non semplici da rispettare. Ecco di cosa stiamo parlando:

  • LIMITE DI SPESA: i club europei non potranno spendere più del 70% dei loro introiti stagionali; questo parametro entrerà in vigore tra tre anni, ma dalla prossima stagione il rapporto spese-guadagni non dovrà comunque superare il 90%.
  • BONUS PER CHI È IN REGOLA: i club in regola e con i bilanci sani, avranno il permesso di sforare il limite per una cifra non superiore ai 10 milioni di euro.
  • NUOVE SANZIONI: le squadre che, invece, non rispetteranno i regolamenti, subiranno penalizzazioni a livello di punteggio, e in casi estremi anche l’esclusione dalla Champions League.
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Fonte: Insidefoto

I problemi delle nuove regole

L’introduzione delle regole che rimpiazzeranno l’ormai defunto Fair Play Finanziario sembrano, però, molto meno solide di quanto non si vorrebbe. Innanzitutto, il fallimento del piano di Ceferin sul salary cup – difficilmente conciliabile con le leggi in vigore nell’Unione Europea – fa capire che il progetto parte un po’ con il freno a mano tirato.

Secondariamente, al momento non risultano regole precise per quanto riguarda le sponsorizzazioni, che rappresentano il principale sistema con cui i club di proprietà di fondi sovrani (Manchester City e PSG, ma ora anche il Newcastle) sono stati in grado di aggirare i limiti del Fair Play Finanziario.

Poi, non si è presa alcuna decisione riguardo eventuali limiti alla registrazione dei giocatori in rosa o sull’impiego dei giocatori cresciuti nei vivai. Questi punti sarebbero potuti essere importanti per garantire maggiore competitività, impedendo alle big di accaparrare giocatori che poi magari restano in panchina, ma nel frattempo non possono scendere in campo per gli avversari.

In generale, le nuove regole della UEFA, così come illustrate dal New York Times, non risolvono alcun problema concreto, e anzi potrebbero addirittura acuire la distanza tra i top club più ricchi (in particolare quelli della Premier League), che possono contare su maggiori guadagni, e tutti gli altri. Per fare un paragone, le limitazioni imposte la scorsa estate dalla Liga sono più stringenti di queste ora volute dalla UEFA (e comunque non stanno impedendo al Barcellona di fare spese folli nonostante i grossi debiti).

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