Hurst

Geoff Hurst, storico attaccante del West Ham United, è stato il protagonista di un (non) gol che ha lasciato un solco indelebile nella storia del calcio.

Il calcio, fino all’avvento del VAR, era uno sport interamente arbitrato dall’occhio e dalla mente umana e, per questo, gli errori erano all’ordine del giorno.

Si passava dai calci di rigore non dati ai gol ingiustamente assegnati (o non assegnati), e anche oggi, laddove non sia ancora arrivata la video-assistenza, questi errori continuano a condizionare, nel bene e nel male, ogni partita.

Non a caso, il gol fantasma più famoso e probabilmente più decisivo della storia del calcio è stato segnato nel lontano 1966 da Geoff Hurst, in Inghilterra, la patria del football.

I “Maestri” che non sapevano vincere

Erano anni di rilancio per l’economia europea e, di pari passo, cresceva anche il livello calcistico. Spagna, Italia e Portogallo potevano vantare squadre fortissime, capaci di vincere più volte (anche di fila) la Coppa dei Campioni.

Il calcio inglese, però, non stava vivendo un periodo particolarmente luminoso: parlando di club, non aveva mai raggiunto la finale della coppa più ambita d’Europa; parlando di nazionali, invece, i risultati erano ugualmente deludenti, se non peggiori. Dopotutto, era paradossale che la nazione fondatrice di uno sport, che si reputava oltretutto la migliore, non avesse vinto ancora nulla.

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Hurst, eroe con il West Ham, panchinaro in nazionale

Nel 1966, però, arrivò finalmente l’occasione di dimostrare a tutti che il calcio inglese rimaneva il migliore. In quell’anno, infatti, i Mondiali si sarebbe tenuti proprio nella penisola britannica e, anche un po’ a sorpresa, vinse proprio la selezione guidata da Bobby Charlton (fratello di Jack), stella del Manchester United.

Il giocatore che tutti gli inglese ricordano come loro trascinatore, però, non è lui, ma Geoff Hurst, all’epoca attaccante del West Ham United, club dove passerà praticamente tutta la sua carriera ad alti livelli, segnando 252 gol e diventando così il miglior marcatore degli Hammers nel dopoguerra (record valido tutt’oggi). Quell’anno Hurst era stato convocato per la prima volta in nazionale, in virtù delle sue ottime prestazioni in campionato: il posto da titolare, però, era un’utopia, con Charlton davanti.

Eppure, Geoff riuscì a segnare il gol decisivo nella vittoria contro l’Argentina, ai quarti di finale, per venire riconfermato anche in finale (dopo che in semifinale proprio il suo “rivale-compagno” dello United aveva segnato una grande doppietta), dove si sarebbe affrontata la temibilissima Germania dell’Ovest.

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Un gol destinato a rimanere nella storia

Hurst

Sarebbe stata una partita combattuta, giocata davanti a un Wembley strapieno, ma nessuno avrebbe mai immaginato che Hurst avrebbe segnato una spettacolare (e dibattuta) tripletta. Dopo il primo gol dei tedeschi, il bomber degli Hammers e Peters ribaltarono la partita, che venne riportata in parità all’89esimo: si dovevano giocare i supplementari.

Al 101esimo arrivò quell’azione destinata a lasciare un solco indelebile nella storia del calcio: Hurst ricevette palla dalla destra, con un controllo orientato si spostò la palla sul destro e tirò al volo. Tilkowski provò ad allungarsi, ma il pallone lo superò e sbatté contro la traversa, rimbalzando per terra.

Gli inglesi alzarono le mani al cielo, euforici per quel gol che valeva la Coppa Rimet: i tedeschi fecero lo stesso, ma per dire che il pallone non aveva varcato interamente la linea di porta. L’arbitro Dienst, che non sapeva se convalidare o meno la rete, decise di affidarsi al suo assistente Bahramov (unico arbitro a cui è stato dedicato uno stadio, quello di Baku), sicuro che il pallone fosse entrato.

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Tripletta e Coppa Rimet, ma era gol?

Fu una doccia fredda per Beckenbauer e compagni, una doccia che divenne gelida quando Hurst, pochi minuti dopo, segnò il terzo gol con un potente mancino sul primo palo. Era il gol del 4-2, che consegnò la Coppa del Mondo nelle mani degli inglesi, anche se il vero protagonista di quella partita rimase il (non) gol di Hurst.

La risposta definitiva (che è stata successivamente smentita da una ricostruzione di Sky Sport, anche se il dubbio rimane) è arrivata nel 1995, quando l’università di Oxford ha deciso di analizzare i video dell’azione: dopo un’accurata indagine è emerso che il pallone non aveva superato la linea di porta per 7,6 centimetri.

La rete, quindi, non sarebbe mai stata convalidata con le moderne tecnologie, anche se ci sarà sempre qualcuno che sosterrà il contrario. Perché un non gol come quello di Hurst è destinato a far discutere per sempre.

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