Chi sarà il nuovo ds della Juventus? Tutti i candidati

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Nella Juventus è caccia al nuovo direttore sportivo, in piena rifondazione della dirigenza dopo le dimissioni del cda. Scopriamo chi sono tutti i candidati.

I rimescolamenti societari causati dall’inchiesta Prisma della Procura di Torino non si limiteranno al cda, a quanto sembra. Da giorni si discute con insistenza di novità anche nel settore più prettamente sportivo della Juventus, che dopo aver nominato un nuovo direttore generale (Maurizio Scanavino) adesso starebbe iniziando a pensare anche al nuovo direttore sportivo.

Attualmente questo incarico è ricoperto da Federico Cherubini, che sta in bianconero dl 2012 ed è passato dalla direzione delle giovanili al ruolo di direttore tecnico della prima squadra, per poi essere promosso ds nel 2021. Proprio in virtù del suo essere un uomo Juve, Cherubini potrebbe restare in società cambiando ruolo, continuando a collaborare per le questioni tecniche con l’allenatore Massimiliano Allegri (anche lui, però, in attesa di riconferma). L’incarico di direttore sportivo quindi passerebbe a un nuovo soggetto, e la rosa dei candidati è abbastanza variegata.

Ds Juventus: tutti i candidati

CRISTIANO GIUNTOLI

L’attuale direttore sportivo del Napoli sorprendentemente primo in classifica è il nome forte per la società bianconera. 50enne fiorentino, ex-difensore, Giuntoli ha un curriculum impeccabile (ha portato in B lo Spezia, e poi ha guidato l’ascesa del Carpi dalla D alla A) e dal 2015 è al Napoli. Specialmente nell’ultima stagione ha dimostrato di saper stravolgere una rosa con pochi soldi e mantenendo alto il livello, e per questo sarebbe il profilo ideale per una squadra che dev’essere rivoluzionata. La sua compatibilità con Allegri, a livello di progetti, è però ancora da verificare.

IGLI TARE

49enne albanese ma italiano d’adozione, Tare ha vissuto una buonissima carriera da attaccante in Serie A, al termine della quale, nel 2008, è rimasto alla Lazio come dirigente. In biancoceleste è partito da direttore tecnico, per poi essere promosso direttore sportivo: sotto la sua gestione, la Lazio ha vinto 3 Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane, tornando tra le big del nostro calcio. Ha dimostrato di sapere scegliere giocatori poco costosi ma di grande valore (su tutti Milinkovic-Savic, che piace proprio alla Juventus), ma è stato anche molto criticato per alcuni colpi a vuoto troppo dispendiosi (Muriqi).

FREDERIC MASSARA

Il fidato partner dirigenziale di Paolo Maldini al Milan, assieme a cui ha guidato la rinascita dei rossoneri grazie a un’attenta politica di trasferimenti orientata ai giovani. 54 anni, torinese, un passato da attaccante e pure da vice allenatore, Massara è un allievo di Walter Sabatini, con cui ha collaborato al Palermo, alla Roma e allo Jiangsu. Nel marzo 2019 è tornato alla Roma come direttore sportivo, ma restando solo pochi mesi e accordandosi con il Milan, che ha portato a vincere lo scudetto nel 2022.

LUIS CAMPOS

Decisamente il candidato più affascinante, ma anche il più difficile da raggiungere. Il 58enne dirigente sportivo portoghese oggi lavora al PSG, che gli garantisce condizioni che difficilmente si trovano altrove. Ma mai dire mai, anche perché le cose a Parigi cambiano rapidamente. Ha iniziato come allenatore in patria negli anni Novanta, poi Mourinho lo ha voluto come osservatore al Real Madrid, valorizzando le sue abilità di scouting tra i giovani. Nel 2013 è passato al Monaco, costruendo la squadra d’oro capace di vincere il titolo nazionale nel 2017, lanciando talenti come Mbappé e Bernardo Silva. Trasferitosi al Lille, è riuscito a conquistare un’altra sorprendente Ligue 1, e di nuovo ha fatto conoscere al mondo tanti giovani di valore. In passato era stato anche nel mirino del Milan, e oggi è uno dei direttori sportivi più stimati al mondo.

ANDREA BERTA

Non famosissimo ma molto stimato nell’ambiente, soprattutto fuori dall’Italia. Non ha un passato da calciatore, ma da dirigente di banca, anche se dal 2007 ha fatto il direttore sportivo prima al Parma e poi al Genoa. Nel 2013 l’improvviso salto di qualità, come direttore tecnico dell’Atletico Madrid, venendo poi promosso ds quattro anni dopo. Si è affermato come uno dei migliori dirigenti a livello europeo, garantendo ai Colchoneros di restare tra i top team del continente, tanto che nel 2019 è stato premiato come miglior direttore sportivo dell’anno ai Globe Soccer Awards.

GIOVANNI ROSSI

Un nome meno quotato, ma anche il più affidabile in termini di rapporti con Allegri: i due si sono conosciuti al Sassuolo a fine anni Duemila, quando Rossi portò i neroverdi dalla C2 fino alla B, e fu uno dei primi a scomettere sul tecnico livornese. Successivamente ha guidato come direttore sportivo le giovanili della Juventus, per cui conosce l’ambiente e sarebbe un uomo di fiducia. Tra il 2013 e il 2017 ha lavorato ancora al Sassuolo, stavolta in Serie A, e successivamente è passato al Cagliari, dove però ha avuto minore fortuna, ed è quindi tornato in neroverde.

GIANLUCA PETRACHI

53 anni, leccese, un passato da centrocampista e una lunga esperienza dirigenziale. Petrachi è emerso tra il 2006 e il 2008 al Pisa, conducendo il club dalla Serie C a sfiorare la promozione in A. A partire dal 2009, inizialmente accanto a Rino Foschi e poi in prima persona, è stato per un decennio ds del Torino, in un periodo in cui i granata hanno messo in evidenza tanti giocatori di talento (D’Ambrosio, Belotti, Darmian, Bremer) e centrato due qualificazioni in Europa League. Sulla sua candidatura pesa però la disastrosa esperienza vissuta alla Roma, conclusa col licenziamento dopo un solo anno e con diverse accuse e controaccuse.

GIOVANNI MANNA

La soluzione interna, quella meno affascinante ma anche l’unica che non stravilgerebbe davvero l’assetto societario con un nome esterno. Manna ha solo 34 anni, ma è un nome che circola da un po’ in bianconero, dove oggi riveste il ruolo di direttore sportivo della Juventus Next Gen (l’U23 che milita in Serie C), anche se già nel 2021 era stato considerato come possibile sostituto di Paratici. Sa valorizzare i giovani e scommettere su giocatori poco noti, agendo dentro un budget limitato, come ha fatto vedere al Lugano, portato due volte in Europa League.