costruzione dal basso
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La sconfitta in Champions della Juventus ha rianimato la discussione sulla costruzione dal basso, un falso problema che però ha spaccato la critica

Costruzione dal basso sì o no? È l’interrogativo che ci si pone da qualche mese o, per meglio dire, il leit motiv di natura tattica che ha preso piede pressappoco dal post lockdown. A far discutere – molto, per la verità, e anche animatamente – è quindi una delle nozioni base della tattica applicata al calcio, che prevede semplicemente un giro palla frequente nel primo terzo di campo.

Cominciare dal portiere, o imbastire l’azione partendo dai centrali è diventato il mantra per molti club, soprattutto tra le cosiddette big d’Europa. Non tutte praticano la costruzione dal basso, alcuni lo fanno con insistenza e altri la tengono come una delle soluzioni per cominciare l’azione. In generale, l’argomento ha però spaccato decisamente a metà la critica, pronta a rinfacciarsi a vicenda i pro e i contro di questa particolare attitudine ogni qual volta un singolo episodio lo consenta.

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Costruzione dal basso, il caso Juventus

Recentemente, il tema della costruzione dal basso ha fatto discutere in occasione della partita di Champions League tra Porto e Juventus: dopo una manciata di secondi di gioco, infatti, i bianconeri hanno optato per un giro palla difensivo molto blando in seguito a una rimessa laterale, “chiamando” il pressing del Porto fino quasi al limite della propria area di rigore.

Una volta che la palla è arrivata a Sczcesny, il portiere polacco ha sbagliato lo scarico (ignorando Danilo libero a destra) e mettendo in apprensione Bentancur, che giocando una palla lenta indietro ha permesso a Taremi di avventarsi sulla sfera e segnare. Vedete che la costruzione dal basso insistita non è una soluzione, hanno detto in tanti?

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Ragionamento fallace, per più motivi. In primis, perché le giocate dei due calciatori juventini rientrano nell’ordine degli errori del singolo, commessi in zona pericolosa per puro caso o comunque per poca precisione. In secondo luogo, anche nel caso in cui parte della responsabilità andasse ascritta all’iniziativa della Juventus – magari sotto l’ordine di Pirlo -, va detto che ogni tipologia di calcio scelta ha bisogno degli interpreti giusti per essere applicata.

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Questione di singoli

Rimanendo al caso della Juventus, il giro palla bianconero è risultato molto pericoloso semplicemente perché mancava Bonucci, il centrale più abile in questo fondamentale. Di certo non si può chiedere né a Chiellini né a Demiral un approccio “di possesso”, ma nemmeno a de Ligt – che però, nel calcio che ha in testa Pirlo, ha un ruolo fondamentale vista la sua capacità di difendere lontano dalla porta -, con Danilo come unico sbocco adeguato per far circolare la palla.

Infatti, oltre all’assenza di Bonucci la Juventus ha pagato anche quella di Cuadrado, che a destra rappresenta uno sbocco fondamentale per risalire il campo. Questione di caratteristiche, ovviamente, come ben simboleggiato dal Manchester City di Guardiola, la cui costruzione dal basso è sempre molto efficace o, per rimanere in Italia, al Sassuolo di De Zerbi.

Ovviamente la qualità del singolo rimane sempre al primo posto. In stagione, per esempio, abbiamo anche visto il Crotone cominciare la manovra spesso facendo correre palla tra i tre centrali, ma in più occasioni i pitagorici hanno perso il possesso in zona calda e sono stati castigati. La verità, quindi, è che non esistono solo casistiche positive né solo negative, ma come tutte le questioni tattiche legate al calcio hanno un’origine e una determinata evoluzione.

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Bel calcio contro speculazione

All’interno del dibattito sulla costruzione dal basso ci si divide poi in belgiochisti e pragmatici. La realtà, però, è che non esiste un calcio bello e uno brutto, bensì un calcio efficace e uno fine a sé stesso. Su queste due divisioni incidono tanti fattori, ma non è assolutamente scontato che un calcio imbastito sul palleggio sia bello e un sistema blocco basso più transizioni sia brutto, così come non è detto nemmeno il contrario.

Semplicemente, ci sono squadre adatte per l’uno e squadre adatte per l’altro. In Serie A ci sono realtà tipo il Verona, che adottano il giro palla difensivo come prima soluzione ma arrivano in area avversaria con un calcio diretto, concreto e toccando pochissime volte la palla. Viceversa, il già citato Sassuolo predilige mantenere a lungo il possesso. In mezzo troviamo il Torino, più incline al palleggio con Giampaolo e oggi maggiormente diretto con Nicola.

Squadre con diversi approcci ma anche molteplici soluzioni in comune, a seconda delle idee di chi li allena – se si vuole studiare un metodo innovativo, per esempio, è consigliato il lavoro di Nagelsmann prima a Hoffenheim e ora a Lipsia – e delle caratteristiche degli interpreti. Ma il dibattito sulla costruzione bassa, in realtà, di calcistico ha ben poco e serve solo a deligittimare l’opinione altrui, andando contro all’evoluzione naturale di uno sport che, da anni, ha preso una direzione differente al passato.

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