I calciatori italiani sono sopravvalutati?

I calciatori italiani sono forse percepiti, soprattutto economicamente, come più forti di quello che realmente sono? Proviamo a rispondere a questa domanda.

È un dubbio che è venuto a molti, dopo l’eliminazione a sorpresa patita contro la Macedonia del Nord, ma che ricorre spesso nelle critiche alla Nazionale e, più in generale, al movimento calcistico italiano.

A guardare infatti la rosa a disposizione di Mancini, si notano molti giocatori ritenuti di ottimo livello qua in Italia, ma che effettivamente stentano maggiormente quando vengono calati in un contesto internazionale (e alcuni di loro, questi contesti, li vivono solo in Nazionale). Eppure, la squadra è fondamentalmente la stessa che, nell’estate del 2021, ha vinto il titolo Europeo: dove sta la verità?

Il valore dei calciatori italiani

Il problema dell’esperienza internazionale degli Azzurri è abbastanza evidente quando si parla dell’attacco, che è decisamente il settore più sottoposto alle critiche, date le grosse difficoltà a trovare il gol anche davanti ad avversari non certo irresistibili come Bulgaria, Irlanda del Nord e, appunto, Macedonia del Nord.

Il che è abbastanza sorprendente, da un punto di vista numerico, dato che contro i macedoni l’Italia è scesa in campo con un tridente (Insigne, Immobile, Berardi) che solo in questa stagione somma 39 gol e 25 assist tra tutte le competizioni: Immobile è il capocanniniere della Serie A, mentre Berardi il miglior assistman. Nei top 5 campionati europei, solo Lewandowski e Benzema hanno segnato più della punta della Lazio, e solo Thomas Muller ha servito più passaggi decisivi dell’esterno del Sassuolo.

Ma se andiamo ad approfondire maggiormente l’analisi, emergono alcune complicazioni. Quella più evidente riguarda Domenico Berardi, che a 27 anni è da tempo ritenuto uno dei giocatori italiani più forti in circolazione, ma in tutta la sua carriera ha giocato appena 4 partite nelle coppe europee, durante i preliminari di Europa League 2016/2017, vale a dire più di cinque anni fa. Ma anche di Immobile si ricorda spesso il flop all’estero, quando giocò con Borussia Dortmund e Siviglia (14 gol in 49 partite, complessivamente), mentre Insigne sappiamo che dalla prossima estate si trasferirà a giocare in Canada, non proprio un campionato di primo piano.

Secondo varie fonti giornalistiche di questi giorni, Berardi sarebbe valutato dal suo club 40 milioni di euro, una cifra che molti ritengono esagerata, per un giocatore col suo curriculum. Per fare un raffronto, la scorsa estate il RB Lipsia ha pagato 23 milioni per André Silva, riserva dell’attacco del Portogallo, un anno in meno di Berardi, ma con molta più esperienza internazionale e una media gol, nelle ultime stagioni, decisamente superiore (20 gol all’anno, contro i 15 dell’italiano).

italia nazionale
Fonte: Insidefoto

Un altro confronto di numeri che può dare l’idea della percezione del valore dei calciatori italiani, può essere fatto grazie alle stime di Transfermarkt sulle quotazioni di mercato: la valutazione media dei 23 convocati da Mancini per la sfida contro la Macedonia del Nord è di 28,5 milioni ciascuno. Può sembrare una cifra alta, ma a ben vedere è inferiore a quella di 23 convocati dal Portogallo per la gara contro la Turchia (30,6), sebbene i lusitani avessero diversi assenti eccellenti.

Una squadra sopravvalutata?

Quest’ultimo dato sembra rimettere un po’ in discussione l’idea per cui i calciatori italiani siano troppo costosi: per essere la squadra che ha vinto gli Europei meno di un anno fa, la rosa dell’Italia dovrebbe legittimamente avere un valore economico maggiore.

Ma questo spiega un po’ uno dei problemi del nostro calcio: l’incapacità cronica di far fare il salto di qualità a molti nostri giocatori. Un exploit come quello di Euro 2020 avrebbe dovuto portare molti azzurri a finire nelle mire dei club stranieri, ma questo non è successo: in generale, la Serie A esporta pochissimi calciatori italiani nei top campionati mondiali (e, in passato, spesso chi ci riusciva spariva dai radar dalla Nazionale, vedi Ogbonna). Un esempio evidente è Insigne, che per trovare un’occasione economicamente valida fuori dall’Italia si deve trasferire in Nord America.

Questo ha una conseguenza abbastanza evidente: vedendosi solitamente come poco vantaggiosa l’ipotesi di trasferirsi all’estero, i giocatori azzurri, per emergere a livello internazionale, devono trasferirsi in club di prima fascia. Che però sono pochi e, nell’ultimo decennio, alle spalle della Juventus abbiamo assistito a molti progetti fallimentari: solo negli ultimi due o tre anni Inter e Milan hanno iniziato a ottenere qualche risultato, e la squadra più continua nelle coppe europee è stata una sorpresa come l’Atalanta (che però offre pochi giocatori alla Nazionale).

La crisi recente dei club italiani si è quindi innestata su un sistema in cui da tempo i giocatori sono poco incentivati ad andare all’estero, e generalmente poco ricercati. Se i giovani più interessanti escono dalla Sassuolo, che però non ha vetrine internazionali in cui metterli in mostra, questi rimangono prevalentemente prospetti in ottica Serie A. È il caso di Federico Chiesa, per esempio, che ha fatto il salto di qualità passando dalla Fiorentina alla Juventus.

Quindi, la risposta alla domanda del titolo è più complessa del previsto. I calciatori italiani sono sopravvalutati perché spesso hanno scarsa esperienza fuori dalla Serie A, ma a livello di valore di mercato le cifre non sembrano così esagerate: è che più facilmente le big trovano maggiori vantaggi nel puntare su giocatori stranieri che non su quelli italiani. E sono scelte che spesso riflettono anche un problema nel modo in cui vengono formati i giocatori, che a sua volta si riflette sullo scarso interesse che gli azzurri riscuotono nei club esteri.

Siamo su Google News: tutte le news sul calcio CLICCA QUI