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Storie di mercato: il grande tradimento di Alan Smith

Alan Smith passa dal Leeds al Manchester United nell’estate del 2004. Un tradimento che i tifosi dei Peacocks hanno vissuto malissimo.

Il calcio inglese è pieno di grandi rivalità, storiche e sentite all’inverosimile. Tra queste, un ruolo di rilievo è occupato senza dubbio da quella che divide Manchester United e Leeds, il cosiddetto Roses Derby. Una rivalità che ha origini lontanissime, affonda le proprie radici addirittura nella Guerra delle due Rose tra i Lancaster e gli York, combattuta nel XV secolo. Il conflitto poneva di fronte le due famiglie più importanti del tempo, le cui contee di appartenenza sorgevano proprio dove si trovano le città di Leeds e Manchester, allora rivali per il dominio economico del paese.

Questa divisione si è protratta nel tempo e a livello calcistico si è infiammata nella stagione 1991-1992, quando Leeds e Manchester United hanno dato vita a una spettacolare volata scudetto, che ha finito per premiare i peacocks. Nell’estate del 2004 la rivalità tra queste due squadre torna ad infiammarsi. Stavolta non per dei confronti consumati nei campi di battaglia o nel rettangolo verde, ma per il grande tradimento del Local boy, Alan Smith, che lascia il suo Leeds per passare al Manchester United.

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Alan Smith verso l’addio

La stagione 2003-2004 è drammatica per il Leeds. Dopo anni di difficoltà, i pavoni retrocedono al termine del campionato e devono fare i conti con una situazione economica diventata insostenibile. Il Leeds è una società piena di debiti, con poche entrate e troppe uscite. La retrocessione è la classica goccia che fa traboccare il vaso, per continuare a usare metafore di guerra. Il Leeds ha bisogno di vendere per trovare dei ricavi e tra i tanti giocatori destinati a lasciare il West Yorkshire quell’estate c’è anche l’eroe locale: Alan Smith.

Nato e cresciuto a Leeds, Smith era il beniamino di casa ad Elland Road. Durante quella drammatica stagione emerge con crescente chiarezza la possibilità che il giocatore lasci il nido familiare, sia per ragioni economiche che per le ambizioni del talento ormai in rampa di lancio. Inizialmente Smith afferma di poter rimanere anche in caso di retrocessione, ma non è che la prima di una serie di dichiarazioni che forse il giocatore avrebbe fatto meglio a non fare.

Sul finale della stagione 2003-2004 il Leeds inizia a cercare degli acquirenti per i propri talenti, tra cui appunto Smith, che intanto ha maturato l’idea di voler andare via. Lui vuole giocare la Champions, il Leeds ha bisogno di cash nel minor tempo possibile. Diverse squadre strizzano l’occhio al giocatore, ma solo una prova ad affondare il colpo: i grandi rivali del Manchester United.

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L’arrivo di Smith a Manchester

In un’intervista di due anni prima, Alan Smith aveva affermato che la filosofia dello United differiva troppo dalle sue radici di Leeds. Mai avrebbe giocato con la maglia dei Red Devils. Dopo due anni invece lo scenario è completamente diverso. Il Manchester United piomba con forza sul giocatore e l’accordo si trova con relativa facilità, con buona pace per le diverse filosofie di vita nella mente di Smith.

I Peacocks mettono pressione ai rivali, annunciando di aver rigettato due offerte dello United: una di 3,5 e l’altra 5,5 milioni di sterline. Poi arriva l’accordo ufficiale, per 7 milioni di sterline. La rabbia dei tifosi del Leeds accompagna tutta la trattativa, un misto di risentimento e delusione per il grande tradimento del loro figlio prodigo. Alan Smith diventa un giocatore del Manchester United il 26 maggio 2004, ma la sua prima apparizione con la nuova maglia rossa arriva addirittura il 20 luglio.

Per far placare la rabbia dei tifosi a Leeds, lo United ha rimandato la conferenza stampa e la presentazione del giocatore. Una scelta volta a tutelare soprattutto il nuovo acquisto, che nonostante l’addio mantiene un rapporto viscerale con la sua ex squadra.

Tra la rabbia e la delusione si consuma quello che è considerato uno dei più grandi tradimenti del calcio inglese. Alan Smith in realtà dimostra fino all’ultimo la propria lealtà al club natale, rifiutando anche il pagamento alla firma, così da assicurare al Leeds più soldi per risolvere i propri problemi. Il giocatore ha pagato qualche dichiarazione affrettata, figlia dell’inesperienza e della giovane ingenuità, ma fino all’ultimo ha dimostrato di avere a cuore gli interessi del proprio Leeds, facendo il possibile per conciliarli con i propri personali. A costo di vedersi appiccicata addosso l’etichetta di traditore.

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Danilo Budite
Danilo Budite
Romano, classe '95. Amo il calcio, soprattutto raccontarlo. Scrivo di tutto ciò che mi circonda.

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