Vialli Lo sciagurato Egidio il suo programma tv di culto

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gianluca vialli
Fonte: Image Photo

Vialli e “Lo sciagurato Egidio”, il programma tv trasmesso da Tele + tra il 2002 e il 2006 il giovedì sera alle 22.15 che lo rese un volto ancora più di culto.

C’era un periodo in cui Gianluca Vialli ha fatto l’opinionista ma in una trasmissione diversa dai soliti dibattiti del mondo pallonaro. Era un volto di “Lo sciagurato Egidio”, magazine visionario trasmesso in seconda serata su Tele + che anticipava di almeno un decennio tutto l’argomento storytelling così di moda oggi.

Ecco come veniva presentato il programma all’epoca: “Leggere il calcio in modo diverso, parlarne in modo diverso, cercare percorsi alternativi e chiavi di lettura inedite nello sport più popolare, più trasmesso e più ‘parlato’: ci prova Tele+, con un nuovo magazine intitolato ‘Lo sciagurato Egidio’ in onda ogni giovedì su Tele+ nero”.

Vialli e Lo sciagurato Egidio il cast

Curato e condotto da Giorgio Porrà (curiosamente un giornalista passato anche lui da un’esperienza, fortunatamente risolta, con un tumore), il programma diceva molto di sé e del suo essere “letterario” già nel titolo: “Lo sciagurato Egidio” infatti era il nomignolo che Gianni Brera, grande giornalista sportivo morto nel 1992, aveva dato nei suoi articoli all’attaccante Egidio Calloni per via dei suoi frequenti e goffi errori sotto porta.

Era una maniera di vedere il calcio “più umano”, quel programma voluto da Claudio Arrigoni, direttore di Tele+, assieme a Porrà. Si basava sui risvolti romantici, umani, sconosciuti o dimenticati di ciò che stava dentro e attorno a uno sport di cui già allora si parlava soprattutto in termini di eccessi, immagine e soldi.

Il calcio come filo conduttore; la letteratura, il cinema e l’attualità come chiavi di lettura, per dimostrare quanto il pallone fosse un grande veicolo di emozioni. Per parlarne, un cast misto di ex giocatori e intellettuali: dallo scrittore Sandro Veronesi, al critico cinematografico e di costume Tatti Sanguineti, fino a Beppe Bergomi e Josè Altafini.

Il programma era diviso in rubriche e fu quello che (ri)lanciò la figura di Ezio Vendrame, ex calciatore “maledetto” poi riconvertitosi in poeta, morto nel 2020. All’epoca aveva appena pubblicato la sua raccolta di aneddoti sulla sua esperienza da giocatore professionista, “Se mi mandi in tribuna godo”.

E poi c’era Vialli, introdotto da una parte del film di François Truffaut “Fahrenheit 451“, a sua volta ispirato dal romanzo omonimo di Ray Bradbury, dove in un futuro distopico i libri venivano bruciati e la gente per non perdere tutto quel patrimonio culturale li imparava a memoria.

La rubrica di Gianluca Vialli, che entrava in questo studio bianco con una poltrona in pelle nera dove si sedeva e parlava guardando fisso gli spettatori, era sui libri riguardanti lo sport. Non solo il calcio, ma anche gli altri, dalla boxe al tennis. E ne leggeva alcuni brani, come un virtuale “Fahrenheit 451”.

Fa parte della missione, trasformare questo calcio e avvicinarlo al modello inglese. In un calcio così, sarei perfettamente a mio agio. E comunque un calcio brutto e cattivo, esasperato come in passato mi darebbe un sacco di guai anche personali. Per esempio, ho sposato una donna che vede come fumo negli occhi le tensioni forti di questo mondo. Non me lo permetterebbe”, così commentava Vialli quella sua avventura parallela a quella, già cominciata, di opinionista, sempre coi suoi toni garbati e mai sopra le righe.

Insomma, un programma di culto con un co-protagonista di culto, che ci mostrava un lato del calcio non abbastanza approfondito. Si perdeva un po’ nella programmazione notturna, non tutti avevano Tele + e non tutti vi si dedicavano il giovedì notte, ma “Lo sciagurato Egidio” era veramente una gemma, di cui si parla ancora oggi che Gianluca Vialli non è più con noi.