Perché alcune partite degli Europei si giocano a Baku?

Baku è una delle città scelte per ospitare gli Europei del 2021, nonostante la sua Nazionale sia quasi sconosicuta la città stessa si trovi quasi in Asia. Ecco i motivi dietro questa scelta

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La seconda partita degli Europei, Galles – Svizzera, inizia oggi alle 15.00 ora italiana, ma nel luogo in cui si giocherà saranno già le 17.00. Siamo a Baku, capitale dell’Azerbaijan ed estremo confine orientale dell’Europa, una nazione calcisticamente irrilevante ma in grande crescita a livello economico e politico.

Assieme a Roma, ospiterà il girone dell’Italia, costringendo le avversarie degli Azzurri a trasferte di circa 4.000 chilometri (oltre 8 ore di volo) per giocare le partite della prima fase degli Europei. Come mai la UEFA ha deciso di optare per una simile location?

Baku, la nuova capitale europea dello sport

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Poco più di 2 milioni di abitanti sparsi su circa 2.000 km², Baku si affaccia sul Mar Caspio, guardando in faccia il Turkmenistan, uno stato che fa parte della AFC, la confederazione asiatica del calcio. Poche centinaia di chilometri a sud, si passa il confine con l’Iran, altra nazione iscritta alla AFC.

 

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Insomma, Baku è una città di confine, la più orientale delle sedi di Euro 2020 e l’unica, assieme a Bucarest, a non avere la propria Nazionale qualificata per il torneo. Con una differenza: la Romania ha preso spesso parte a Mondiali ed Europei (era presente cinque anni fa in Francia), mentre l’Azerbaijan non ha mai preso parte a nessuna competizione internazionale.

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E tuttavia il paese sta conquistandosi un ruolo sempre più rilevante nel mondo dello sport: dal 2017 ospita un Gran Premio di Formula 1, e nel 2019 allo stadio Olimpico di Baku si è tenuta la finale dell’Europa League. Inoltre, da qualche anno prende parte alle competizioni UEFA, con discreti risultati, il Qarabag, una squadra azera che gode di ampio supporto statale anche per ragioni politiche: proviene dalla regione del Nagorno-Karabakh, da circa trent’anni contesa militarmente con la vicina Armenia.

La politica del calcio dell’Azerbaijan

Il governo autoritario di Ilham Aliyev – presidente dal 2003 dopo essere succeduto al padre Heydar, a sua volta al potere dal 1993 – ha iniziato una grande espansione economica basata sulle risorse fossili, diventando un partner preziosissimo dell’Unione Europea, tramite un rapporto di cooperazione siglato nel marzo 2019.

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Aliyev vuole avvicinarsi sempre più all’economia occidentale, e lo sport è un metodo perfetto per riuscirci, accedendo al giro di affari e sponsor che può garantire l’organizzazione di un Europeo. L’avveniristico Stadio Olimpico di Baku, inaugurato nel 2015 dopo quattro anni di lavori costati 640 milioni di euro, rappresenta perfettamente le ambizioni del regime azero: con i suoi 68.700 posti (che saranno riempiti per 50% della capienza, cioè più di quanto faranno la maggior parte degli impianti del torneo) è la quarta struttura più grande del torneo. Cosa piuttosto significativa, in un paese in cui il calcio ha pochissimo seguito.

Corruzione e riciclaggio dietro lo stadio di Baku

Dietro allo Stadio Olimpico della capitale azera, progettato dalla nota architetta irachena Zaha Hadid, ci sono i soldi della Tefken, una società edile turca da tempo molto attiva a Baku e dintorni, e in ottimi rapporti con Aliyev (che del resto è in ottimi rapporti anche col presidente turco Erdogan). Al punto che il governo avrebbe consentito la violazione delle leggi nazionali sugli appalti per favorire l’edificazione dello stadio.

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È quanto spiega Simone Renza in un articolo pubblicato sulla rivista digitale Linea Mediana, raccontando i vari lati oscuri della politica del calcio azera. In un paese spesso denunciato da Amnesty International e Humans Right Watch per violazioni dei diritti umani, i giornalisti che provano a fare domande sugli affari del governo e dei suoi sodali vengono costantemente intimiditi. E la pista dei soldi conduce fino a Malta, dove opera SOCAR, l’azienda petrolifera di proprietà dello Stato dell’Azerbaijan.

Le connessioni tra Malta e Azerbaijan erano al centro delle inchieste della giornalista Daphne Caruana Galizia, assassinata in un attentato dinamitardo nel 2016, attorno al quale si sospettano pesanti influenze politiche maltesi. E d’altronde, l’Azerbaijan è accusato di corruzione anche in Germania, dove secondo delle recenti inchieste manipolerebbe alcuni importanti politici della CDU, il potente partito di governo di Angela Merkel. Dietro le quattro partite degli Europei a Baku, dunque, c’è molto più che il calcio.

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