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Perché le squadre inglesi hanno dominato la stagione europea

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La grande stagione europea delle squadre inglesi non è frutto del caso, ma figlia di un’attitudine che in campo internazionale ha dimostrato di poter pagare

Il 29 maggio Manchester City e Chelsea si giocheranno la finale di Champions League, certificando la stagione super del calcio inglese. In un’annata così particolare, segnata da un calendario fittissimo di impegni e situazioni sanitarie che poco hanno a che fare con il campo, le squadre inglesi di Premier League hanno saputo sfoderare qualità come nessun’altra realtà.

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Questione di qualità, certo, e questo nessuno lo nega, ma l’impressione è che le squadre inglesi abbiano azzeccato, rispetto agli altri, anche aspetti come la preparazione fisica e quella atletica, abbinandola in un mix perfetto ad approccio e attitudine internazionali, questi sì fattori storici ma fondamentali soprattutto in una situazione straordinaria come quella attuale. Qualcuno dirà che, in realtà, il merito va esclusivamente ascritto ai soldi investiti. Ma, come già ampiamente dimostrato, nel calcio senza idee non si va da nessuna parte.

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Squadre inglesi in Europa: domina il Manchester City

Prendiamo per esempio il Manchester City e il suo cammino in Champions League: con la vittoria sul PSG, la squadra di Guardiola ha vinto la sua undicesima partita su dodici nell’attuale edizione della manifestazione più importante a livello di club. Numeri impressionanti, che vanno a unirsi ai soli quattro gol subiti tra fase a gruppi e sfide a eliminazione, che sottolineano come finalmente il City sia diventata una squadra europea.

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Alla qualità innegabile dei suoi interpreti, infatti, Guardiola ha unito una maturazione sua personale dal punto di vista tattico e, soprattutto, una nuova attitudine che ha portato il Manchester City a snaturare quella che negli anni è stata la sua filosofia portante: “Mi piacciono i calciatori che sanno tenere palla – ha detto a ridosso della sfida col PSG – ma dobbiamo capire quando è il momento di averla tra i piedi e quando invece serve attaccare lo spazio e concludere”.

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A fotografare questa evoluzione di squadra c’è il primo gol segnato nel match di ritorno al PSG, nato da un giro palla difensivo che Ederson ha deciso di concludere con un lancio di settanta metri a smarcare Zinchenko sulla sinistra: il terzino ucraino, in una situazione evidentemente preparata a tavolino, ha controllato la palla al limite dell’area con il City che, a quel punto, attaccava in superiorità numerica, arrivando poi alla conclusione prima con De Bruyne e poi con Mahrez.

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Chelsea, una squadra diretta

A proposito di squadre senza troppe pretese, il Chelsea si è conquistata la terza finale di Champions League della propria storia giocando un calcio senza fronzoli, verticale ed efficace. Pochi orpelli, tante occasioni create nonostante – come capitato nella doppia semifinale contro il Real Madrid – il pallino del gioco sia rimasto spesso in mano agli avversari.

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Da quando Tuchel è arrivato a Londra, il Chelsea è diventata una squadra spietata negli ultimi metri, affidandosi alla qualità degli interpreti, certo, ma anche a un’intensità di movimento che con Lampard non era quasi mai vista. Corsa, dinamismo, aggressività sono tutte caratteristiche nelle corde dei Blues, che soffocando i merengues sono usciti indenni da 180 minuti che, messi esclusivamente sui binari qualitativi, avrebbero potuto riservare brutte sorprese.

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In tal senso, Jorginho e Kanté si sono dimostrati i veri valori aggiunti del nuovo Chelsea del corso Tuchel. Il primo, con le sue geometrie verticali e i suoi improvvisi cambi di campo, permette alla squadra più eterogeneità negli attacchi frontali, mentre le transizioni improvvise e inarrestabili del secondo spaccano a metà le linee avversarie e permettono al Chelsea di attaccare con tanti uomini in appoggio alla manovra. Insomma, Tuchel ha messo su una macchina decisamente funzionante e funzionale.

Fonte immagine: @STOCALCIO1 (Twitter)

Com’è andata in Europa League

Il Manchester United completa il quadro delle finaliste europee in stagione, dove tre su quattro sono squadre inglesi e l’unico intruso è il Villarreal. I Red Devils hanno letteralmente dominato l’Europa League, spazzando via le resistenze di ogni avversario incrociato, Milan compreso. Va da sé che la squadra è la più forte del lotto, ma Solskjaer è stato molto bravo a supplire alle mancanze difensive esaltando le doti che la squadra ha sempre palesato da centrocampo in su.

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Anche per lo United, intensità e dinamismo sono risultati fondamentali per approcciare al meglio l’avventura europea. Gente come Bruno Fernandes, Pogba, Greenwood e Rashford, d’altronde, permettono alla squadra di sfruttare le rispettive fiammate improvvise dei singoli, in modo da incanale i match sui binari a loro più congeniali.

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E, nonostante l’uscita in semifinale, non va sottovalutata nemmeno la campagna dell’Arsenal, perché se è vero che la squadra di Arteta contro il Villarreal avrebbe potuto dare molto di più, va detto che quest’anno i Gunners non sono null’altro che una realtà di metà classifica in Premier League. L’Europa League, così come la Champions, ha comunque detto ciò che da mesi ci si ripete come un mantra: le squadre inglesi, almeno per il momento, sono un passo avanti a tutte le altre.

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