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Robinho condannato per stupro: ci sarà l’estradazione in Italia?

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Fonte: Insidefoto

Robinho è stato condannato per stupro in via definitiva, per fatti avvenuti in Italia nel 2013. Si trova però in Brasile, e non è chiaro se verrà estradato in Italia.

Si è finalmente chiuso il caso di Robinho, l’attaccante brasiliano oggi 37enne, accusato di uno stupro avvenuto nel 2013 a Milano, mentre giocava al Milan, commesso assieme a un amico ai danni di una ragazza all’epoca 23enne. La Corte di Cassazione ha stabilito in via definitiva la colpevolezza del giocatore, condannato a 9 anni di prigione.

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Questa vicenda, a lungo dimenticata, era tornata a far discutere nell’ottobre 2020, quando delle proteste dei tifosi avevano convinto il Santos a rescindere il contratto appena firmato dal giocatore. Ad aggravare la posizione di Robinho c’erano state delle intercettazioni successive al crimine, divenute pubbliche al processo: “Sto ridendo perché non mi interessa, la donna era ubriaca, non sa nemmeno cosa sia successo” aveva rivelato ad alcuni amici.

Il fatto è che Robinho è stato condannato in contumacia, vale a dire senza essere presente in tribunale: nel 2014 ha lasciato il Milan, e da quel momento ha giocato in Brasile, Cina e Turchia, senza più fare ritorno in Italia. Un fatto che, a questo punto, apre al problema dell’estradizione.

Robinho condannato: può essere estradato?

“Adesso bisogna vedere come sarà l’adempimento di questa sentenza, il Brasile è un grande Paese e spero che sappia come affrontare questa situazioneha detto Jacopo Gnocchi, avvocato della vittima. La questione dell’estradizione dal Brasile è però regolata da appositi trattati internazionali, e va spiegata per bene.

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Alcuni siti riportano che l’estradizione sarebbe vietata dalla legge, basandosi su quanto riportato dalla testata brasiliana O Globo, ma ciò non è del tutto vero. La Costituzione brasiliana del 1988 afferma il principio di non estradizione dei cittadini, il che sembrerebbe rendere impossibile che Robinho venga rimandato in Italia a scontare la pena. Ma in realtà in Brasile è da tempo in corso un dibattito giuridico su questa norma, che ha provato a sottolineare il senso dell’articolo costituzionale, cioè quello di proteggere i propri cittadini da leggi straniere ingiuste.

Nel 1989, cioè un anno dopo la redazione della carta costituzionale, è stato redatto un accordo di estradizione tra Italia e Brasile: in esso si scrive che i due stipulanti hanno la facoltà di rifiutare una richiesta di estradizione per un proprio cittadino, ma si tratta appunto di una possibilità, e non di un obbligo. “In caso di rifiuto – riporta il documento – la Parta richiesta, su domanda dell’altra Parte, sottoporrà il caso alle proprie autorità competenti per l’eventuale instaurazione di un procedimento penale“.

Questo significa, sostanzialmente, che se il Brasile dovesse rifiutarsi di estradare Robinho in Italia, il nostro paese potrebbe fare richiesta a Rio di applicare la pena di 9 anni di prigione al posto dello stato italiano. Questo principio è riaffermato anche nel Codice Penale brasiliano, al fine di evitare casi di impunità.

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Perché l’estradizione di Robinho possa avvenire, quindi, sarà necessaria la cooperazione tra le autorità italiane e quelle brasiliane, che potranno decidere se rimandare il calciatore in Italia o fargli scontare la pena nel proprio paese, oltre ovviamente a decidere di non intervenire. Un paio d’anni fa, intervenendo a proposito di questo caso, la Ministra della Famiglia e dei Diritti Umania Damares Alves aveva affermato: “Non dobbiamo fare alcuna concessione solo perché è un giocatore. Deve scontare la sua pena, lì o qui, immediatamente“.

Se anche il Brasile dovesse rifiutare entrambe le opzioni, comunque, resterebbe un’ultima possibilità: l’estradizione da un paese terzo. Infatti, basterebbe che Robinho si trovasse nel territorio di un altro stato che ha un accordo di estradizione con l’Italia per venire arrestato e mandato nel nostro paese a scontare la pena (a patto, ovviamente, che Roma avvia diffuso un mandato di cattura internazionale per lui).

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