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Razzismo in Premier League: cosa succede in Inghilterra?

Fonte immagine: profilo Ig @MarcusRashford

Il razzismo si insinua pericolosamente in Premier League, e se gli stadi vuoti impediscono di vedere scene inaccettabili in diretta, il luogo dove sfogare il proprio odio è cambiato. 

I Social Media sono diventati la nuova arena dove perpetrare i propri abusi razzisti nei confronti dei calciatori di Premier League. Marcus Rashford, la polizia di Manchester e finanche il principe William si sono espressi sul tema, cercando di rendere consapevole il mondo di quanto sta accadendo. 

Razzismo in Premier League 

Nella tre giorni di Premier League giocata dal 27 al 30 gennaio scorso sono state giocate dodici gare, sei della ventesima giornata e sei della ventunesima. Nel corso della mattina di domenica 31 gennaio la polizia di Manchester, insieme a parte del Governo Britannico, si è mossa per aprire “dure investigazioni” sui casi di razzismo da social media provocati ai danni di alcuni calciatori. 

Marcus Rashford e i compagni Axel Tuanzebe e Anthony Martial, il difensore del Chelsea Reece James, e il centrocampista Romaine Sawyers del West Bromwich sono finiti al centro di commenti razzisti inaccettabili sui propri profili social. 

Per questo, dopo le parole di uno dei rappresentanti della polizia di Manchester – “Sappiamo che alcuni giocatori del Manchester United sono stati vittima di abusi razzisti sui propri social media. Nella nostra società non c’è spazio per questo tipo di cose, per questo investigheremo duramente sui fatti accaduti” -, anche il Principe William, Duca di Cambridge e Presidente della FA si è espresso con numerosi Tweet sull’accaduto.

Social Media: tocca a voi

“Siamo tutti responsabili di creare un ambiente dove questo tipo di abusi non sono tollerati, e in cui coloro che si macchiano di tali azioni dovranno renderne conto. Questa responsabilità è estesa anche a coloro che detengono le piattaforme social e le gestiscono.” 

Questo, in sintesi, il pensiero del Principe William riguardo alla situazione. Un pensiero condiviso dallo stesso Marcus Rashford che, sempre su Twitter, ha scelto di denunciare non gli artefici, ma il fatto in sé, per sottolineare una volta di più come sia fondamentale che anche coloro che gestiscono le piattaforme social si assumano la responsabilità di andare contro questo tipo di abusi. 

Si è così espresso anche il Governo Britannico, nella persona di Oliver Dowden, segretario alla cultura, che in un incontro con i rappresentati dei calciatori di Premier League ha parlato del tema del razzismo per cercare di trovare una soluzione comune con i gestori dei Social Media. 

Sul tavolo la proposta di un processo di verificazione da aggiungere riguardo ai commenti, in modo da rendere più facile identificare i responsabili degli abusi. 

L’ultimo ad esprimersi sulla questione è stato Ian Wright, ex attaccante dell’Arsenal e della nazionale inglese, che a The Match of the Day (programma in onda sulla BBC) ha sottolineato come sia importante un’azione preventiva in modo da mettere fine a questa routine di abusi in caso di partita negativa da parte di un giocatore. 

Reece James e Romaine Sawyers

Infine, ciò che è accaduto a Romaine Sawyers ha fatto si che un quarantanovenne di Kingswinford sia stato fermato dalla polizia del West Midlands, mentre il Chelsea si è schierato prontamente al fianco di Reece James condannando il razzismo come “completamente inaccettabile” per il club. 

“Sono inorridito per quanto accaduto a Reece James. Non voglio che episodi del genere si verifichino oltre e voglio che il nostro Club si metta in prima linea per combattere antisemitismo, razzismo e abusi di questo tipo. Ho quindi diretto il consiglio di amministrazione per aumentare ulteriormente gli sforzi del club in questo settore e personalmente dirigerò più fondi verso questo importante lavoro.”

Queste le parole di Roman Abramovich, proprietario del Chelsea, che nelle ultime ore ha deciso di investire personalmente nel fondo che si occupa di combattere sto tipo di abusi.

Una piaga incrementata nel corso dell’ultimo anno, il razzismo da social ha riversato sui calciatori l’odio di una massa di pseudo tifosi incuranti del cambiamento che sta avvenendo nel mondo al giorno d’oggi. 

Marcus Rashford ha definito in uno dei tweet del week end gli abusi razzisti come “il punto già basso dell’essere umano e dei social media”, sottolineando la responsabilità dei proprietari delle piattaforme nel permettere tali abusi, ma soprattutto, la nefandezza di un comportamento inaccettabile.

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