Home Opinioni Perché Mino Raiola è il miglior agente che un calciatore possa desiderare

Perché Mino Raiola è il miglior agente che un calciatore possa desiderare

Fonte Immagine: @tuttosport

Mino Raiola è oggi il procuratore di maggior successo nel mondo del calcio, un personaggio ben diverso dallo stereotipo che spesso stampa e tifosi gli cuciono addosso, trattandolo come un parvenuo un approfittatore.

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Di premi ne ha già vinti tanti, Mino Raiola, e quello di ieri al miglior agente dell’anno, asseganto durante la premiazione del Golden Boy organizzata da Tuttosport, è solo l’ennesima conferma della sua influenza sul calcio di oggi.

Nel corso degli anni, Raiola è diventato l’esempio perfetto, nel bene e nel male, del procuratore moderno, aggressivo e spietato, sempre in cerca del contratto più ricco per il suo assistito. Attorno alla sua figura si è sviluppato un certo mito, che si basa spesso però su una conoscenza solo superficiale di chi sia concretamente Raiola.

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Il procuratore “pizzaiolo”

Si sono scritte molte cose su di lui, alimentando spesso alcuni bizzarri luoghi comuni, tipo quello del pizzaiolo divenuto improvvisamente agente di successo. La sua storia è un po’ diversa: prima di tutto, non era un “pizzaiolo”; la sua famiglia ha un ristorante ad Haarlem, nei Paesi Bassi, dove si erano trasferiti dalla provincia di Salerno alla fine degli anni Sessanta. Quindi non solo una pizzeria, e soprattutto non era Mino Raiola a cucinare, ma si limitava ad aiutare facendo il cameriere, quand’era ragazzo.

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La sua carriera nel calcio non inizia per caso, perché fin da bambino Raiola giocava, anche se senza grande successo, nella squadra locale. Poi, nel 1987, quando aveva solo vent’anni, venne scelto come responsabile del settore giovanile; nel frattempo studiava giurisprudenza (anche se poi non avrebbe conseguito la laurea) e iniziò alcune attività imprenditoriali in città, principalmente nel settore della ristorazione. Nell’Haarlem arrivò a diventare direttore sportivo e fondò una società di intermediazione che gli permise di ottenere grande fama e rispetto presso il sindacato dei calciatori olandese.

Si tende a pensare che la sua vita sia cambiata quando divenne procuratore di Ibrahimovic, ma a quel punto Raiola era già un agente affermato in Olanda: nei primi anni Novanta aveva lavorato come intermediario in importanti trasferimenti di calciatori olandesi in Italia, come Brian Roy al Foggia, e Bergkamp e Jonk all’Inter. La sua rete cresceva a vista d’occhio, superando i confini dei Paesi Bassi, e nel 1996 fu lui a portare Pavel Nedved alla Lazio dallo Sparta Praga.

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Raiola, il procuratore moderno

Indubbiamente, Ibrahimovic ha fatto svoltare la carriera di Mino Raiola, che da giovane procuratore emergente diventò il re del calciomercato. Non tanto quando mise sotto contratto Ibra per la prima volta, ma durante il periodo interista dello svedese, che permise a Raiola d’integrarsi sempre di più nel sistema del calcio italiano. Quando organizzò il passaggio di Ivrahimovic al Barcellona, facendosi pagare dagli spagnoli una commissione da 1,2 milioni di euro all’anno fino al 2014, fece decisamente un colpo da maestro.

Ma il successo di Raiola si deve innanzitutto alla sua capacità di scovare giovani di talento: Pogba, Kean, Thuram, Haaland; in pochi anni è passato dall’essere il procuratore degli olandesi all’essere il procuratore dei giovani campioni del futuro. Ormai, gli stessi club europei tengono d’occhio le sue mosse, perché se Mino Raiola accoglie nella sua scuderia un ragazzo, allora c’è da prestarci attenzione.

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Attualmente, ha già sotto contratto alcuni dei più interessanti prospetti del calcio olandese, come Ihattaren, Malen e Gravenberch. La sua figura racconta bene anche l’evoluzione della figura dell’agente di calciatori, che oggi è una via di mezzo tra l’imprenditore e l’osservatore.

Una critica che spesso gli viene rivolta è di condurre le trattative in maniera aggressiva, e di “rovinare” i suoi giocatori forzandoli a trasferimenti che non aiutano la loro carriera. Eppure, i fatti sembrano dire proprio il contrario: ha convinto il Milan a puntare ancora sul quasi 40enne Ibrahimovic; ha piazzato Kean, reduce da una stagione anonima all’Everton, al PSG, dove l’attaccante sembra aver trovato il posto adatto a lui. Con Balotelli ha fatto quasi un capolavoro, traendo il massimo da un giocatore discontinuo che, grazie a lui, è comunque riuscito ad avere una carriera passata per diversi top club.

In questi anni, Mino Raiola ha dimostrato non solo di saper ottenere il meglio, a livello economico e tecnico, dai suoi assistiti, ma ha anche fornito un’immagine di procuratore che, per quanto possa essere antipatico, è anni luce lontana da quella controversa di altri suoi colleghi. In un calcio in cui i procuratori sono ormai fondamentali, meglio augurarsi che ci siano più Raiola e meno Mendes o Joorabchian.

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