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“Aogo è una quota nera”: Lehmann licenziato per razzismo

Fonte immagine: @GoalItalia (Twitter)

L’Hertha Berlino ha licenziato Jens Lehmann, ormai ex dirigente del club, a causa di un fastidioso caso di razzismo

Jens Lehmann non è più un dipendente dell’Hertha Berlino: l’ex portiere di Arsenal, Milan e Borussia Dortmund è stato licenziato dal presidente del club tedesco, Werner Gegenbauer, in seguito a uno scandalo di stampo razzista che ha visto appunto coinvolto il dirigente tedesco.

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Il misfatto ha circa 48 ore di vita, ma in Germania non si sono fatti molti problemi ad andare a fondo della questione con tempistiche da paese civile: “Mi scuso per quello che è successo, è stato un errore imperdonabile – ha provato a giustificarsi Lehmann in una intervista rilasciata alla Bild – chiedo scusa ma il mio messaggio è stato travisato, però sono pronto a prendermi le mie responsabilità”.

Lehmann licenziato per un messaggio razzista

Ma cosa è successo con precisione? Durante la semifinale di Champions League tra Manchester City e PSG, Lehmann ha inviato un messaggio su Whatsapp definendo Dennis Aogo, in quel momento ospite di una trasmissione tv, come “quotenschwarzer”, letteralmente una quota nera. Il messaggio era destinato a un amico, ma Lehmann ha sbagliato l’invio mandandolo direttamente ad Aogo.

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Che, in tempo zero, ha subito condiviso lo spiacevole episodio sui propri canali social, quasi sbigottito per tale mancanza di rispetto. Un errore di invio è però alla base di un qualcosa di molto più grande, per quanto poi Lehmann abbia cercato di aggiustare il tiro: “Ho già parlato con Dennis al telefono e gli ho chiesto di perdonarmi se la mia dichiarazione è risultata irrispettosa. Non era affatto inteso in questo modo, ma in modo positivo” ha detto l’ex portiere tedesco.

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“Come esperto di Sky – ha concluso Lehmann – è ben informato e molto competente, quindi aumenta anche la quota. È quello che volevo dire ma è stato un errore da parte mia inviare quel messaggio”. L’Hertha, dopo averlo licenziato, ha preso le distanza con un comunicato pubblicato sul sito e sui proprio canali social: “Non ci rispecchiamo in certi valori“, scrivono. Schietti, diretti, ma soprattutto senza politicamente corretto.

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