Che cosa comporta l’inibizione di un dirigente sportivo

Si parla tanto dell’inibizione dei dirigenti dei club coinvolti negli scandali del calcio, come l’ultimo sul caso plusvalenze, ma cosa significa questo termine?

Arrivano le prime richieste di condanna sul caso plusvalenze, nell’ambito del processo sportivo: la Procura federale della FIGC ha emesso una lista di possibili condanne nei confronti di diversi dirigenti di club di calcio italiani, tra cui Juventus e Napoli.

I nomi e le richieste (che nel prossimo futuro dovranno essere vagliate dai giudici ed eventualmente confermate, quindi per adesso non sono ancora effettive) sono sicuramente molto pesanti: per Andrea Agnelli sono stati chiesti 12 mesi d’inibizione; 16 mesi e 10 giorni per Fabio Paratici; 8 mesi per Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene; 6 mesi e 20 giorni per Federico Cherubini; 11 mesi e 5 giorni per Aurelio De Laurentiis; 9 mesi e 15 giorni per l’ad del Napoli Andrea Chiavelli; 12 mesi per Massimo Ferrero della Sampdoria; 6 mesi e 10 giorni all’ex-presidente del Genoa Enrico Preziosi; 11 mesi e 15 giorni a Fabrizio Corsi, presidente dell’Empoli.

E questi sono solo alcuni dei numerosi nomi del calcio italiano che rischiano una condanna all’inibizione (e, in alcuni casi, anche delle multe ai club che rappresentano), se nelle prossime udienze i giudici dovessero decidere di accogliere le richieste della Procura. Ma a questo punto viene spontaneo chiedersi: cosa comporta un’inibizione nel calcio?

Inibizione nel calcio: cosa significa e cosa comporta

In italiano, l’inibizione è un divieto o una probizione ad agire, semplicemente. Nel gergo giuridico, questa proibizione riguarda l’autorità di un soggetto, solitamente il dirigente di una società, le cui possibilità d’azione e decisionali nell’ambito dell’azienda vengono forzatamente limitate dall’autorità giuridica.

Questo significato si trasmette ovviamente anche al calcio. In questo caso, l’inibizione rappresenta in particolare di divieto di svolgere la propria attività ufficiale in qualsiasi circostanza: un soggetto inibito non può avere accesso al terreno di gioco, agli spogliatoi ed ai locali annessi in occasione delle partite, nemmeno di quelle amichevoli.

Oltre alle proibizioni relative alla presenza allo stadio al fianco della squadra, l’inibizione di un dirigente coinvolge anche l’impossibilità di svolgere la propria attività manageriale e amministrativa nel club: ovvero non può prendere decisioni ufficiali riguardo le politiche societarie né tantomeno partecipare attivamente e in prima persona alle trattative di acquisto o cessione di giocatori, rinnovi di contratti o sottoscrizione di accordi di sponsorizzazione.

All’atto pratico, questo divieto appare abbastanza difficile però da far rispettare. Un dirigente soggetto a inibizione non può chiaramente prendere parte a questo operazioni economiche in prima persona, ma nulla gli vieta di delegare altri dirigenti per occuparsi delle trattative sotto le sue indicazioni, riferendo sempre a lui.

Più complicato il caso in cui sia l’intera o quasi dirigenza di un club a essere soggetta al divieto, come potrebbe avvenire nel caso della Juventus: la Procura ha chiesto condanne nei confronti dei massimi dirigenti della società (Agnelli, Nedved, Cherubini, Arrivabene, oltre all’ex-Paratici, oggi al Tottenham), ma in generale sono stati inseriti nella lista dei condannabili molti altri membri del Cda bianconero. In caso di condanna per tutte o almeno gran parte di queste persone, è molto probabile che la Juventus dovrà operare un massicio ricambio dirigenziale.

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