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Empoli in Serie A, una storia di giovani e programmazione

L’Empoli è la prima squadra promossa dopo una stagione di Serie B dominata sin dal principio. Merito di Dionisi, ma non solo

Con la vittoria sul Cosenza di oggi pomeriggio l’Empoli, con un anno di ritardo sulla tabella di marcia, strappa il pass promozione e torna in Serie A. Dopo due anni abbastanza interlocutori, infatti, la compagine toscana fa nuovamente sorridere i propri sostenitori, sfortunati pure nella gioia visto che, causa restrizioni, non si sono potuti godere dal vivo la bella creatura plasmata da Alessio Dionisi.

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Una promozione meritata, quella dell’Empoli, ma non affatto scontata; in primis, perché la concorrenza era tanta e i toscani, rosa alla mano, alla vigilia del campionato non erano tra i favoriti per la risalita diretta in massima serie. In secondo luogo, perché negli ultimi 24 mesi si è passati dalle lacrime di Ciccio Caputo a San Siro ai tre cambi in panchina dello scorso anno. Un turbinio di emozioni che, in altri contesti, avrebbe spezzato gli equilibri.

Due anni turbolenti

Non a Empoli, piazza modello per la provincia calcistica italiana, un microcosmo che andrebbe preso d’esempio da molti per il modo di fare calcio e per una conduzione societaria sempre con un occhio rivolto al bilancio. Mentre nei dintorni si progettano rendering di stadi che mai verranno costruiti, nella provincia fiorentina si lavora con obiettivi chiari e, soprattutto, possibili da raggiungere.

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Anche nelle aziende migliori ci si può concedere qualche sbaglio: dopo la gestione elementare della panchina durante l’ultima stagioni in A – con Iachini che subentrò ad Andreazzoli, lasciando il posto sul finale di stagione a un ritorno del tecnico romano -, lo scorso anno il presidente Corsi scelse Bucchi come figura della rinascita. In realtà, le cose non andarono bene: con l’Empoli in zona playout e Bucchi esonerato, toccò prima a Muzzi e poi a Marino accompagnare la nave in porto per una salvezza che fece storcere il naso ai tifosi.

L’arrivo di Dionisi

La svolta decisiva, questa volta in positivo, è rappresentata dalla scelta di Alessio Dionisi, uno degli allenatori più giovani della cadetteria, arrivato a Empoli dopo un anno molto positivo al Venezia. Gli intenditori dicono anche che, in Laguna, Paolo Zanetti si sia trovato il lavoro facilitato proprio grazie all’eredità e all’identità lasciata da Dionisi dalle parti di Sant’Elena. In Toscana, il tecnico senese ha trovato una rosa forte, andando a cucirle attorno il suo credo tattico.

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Le cose hanno funzionato fin dall’inizio: l’Empoli, classifica alla mano, ha letteralmente dominato la Serie B, perdendo solo due partite ma, soprattutto, imponendosi in praticamente tutti gli scontri diretti. Il 4-3-1-2 di Dionisi ha travolto quasi tutti: a gennaio, contro la Salernitana, l’Empoli ha forse sfoderato la miglior prestazione stagionale, con un 5-0 che ha spazzato via senza appello l’undici di Castori.

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Gli azzurri sono una squadra abbastanza completa in tutti i reparti, ma soprattutto sono la testimonianza di come il nome, in Serie B, conti relativamente. L’esempio è rappresentato da Leonardo Mancuso, attaccante classe 1992 che la dirigenza empolese un anno fa prese dal Pescara dopo avergli visto segnare 19 gol. Per Mancuso, la cui carriera si è sviluppata principalmente in C, Empoli è stata la piazza che lo ha valorizzato e, a 29 anni, quella che gli darà l’occasione di esordire in Serie A.

 

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Empoli, fabbrica di talento

Ai tanti meriti di Dionisi va anche ascritta la capacità di valorizzare alcuni giovani molto interessanti, che potrebbero trasformarsi in occasioni di mercato per molti club di media Serie A. Per esempio, non è un mistero che la mezzala sinistra Samuele Ricci, classe 2001, abbia già ricevuto diverse proposte, così come non è passata inosservata la crescita di Leo Stulac, metronomo di centrocampo dell’Empoli.

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Dall’Hellas è stato preso e lanciato titolare Nicola Casale, interessante difensore centrale 22enne, mentre il terzino sinistro Fabiano Parisi, 2001, addirittura è stato scovato nell’Avellino. Tutti i giocatori citati qui fanno parte di un undici dove la gioventù si mixa perfettamente all’esperienza dei Fiamozzi, Brignoli e La Mantia, compagno ideale di Mancuso nonché elemento in grado di associarsi molto bene con l’albanese Nedim Bajrami, trequartista classe 1998 di cui sentiremo parlare molto presto.

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Andrea Bracco
Cuneese, ha fondato il primo sito di calcio sudamericano in Italia e collaborato con diverse realtà editoriali di importanza nazionale, come Ultimo Uomo e Rivista Undici. Liga e Sudamerica le sue stelle polari, il calcio minore la sua debolezza.

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