Perché il Chievo è stato escluso dalla Serie B

Il Chievo, un club storico degli ultimi vent’anni del calcio italiano, non potrà iscriversi alla Serie B: ecco i motivi

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Solo tre stagioni fa, il Chievo giocava nel massimo campionato italiano, mentre adessosi ritrova improvvisamente precipitato tra i dilettanti: è stato respinto anche il ricorso al Tar del Lazio, ultima possibilità per sovvertire la sentenza che esclude il club della famiglia Campedelli dalla Serie B a causa d’irregolarità finanziarie.

Non si tratta dell’unica squadra professionistica che mancherà nella prossima stagione (bocciate anche, in Serie C, Sambenedettese, Casertana, Novara e Carpi, ovvero due club che nell’ultimo decennio hanno fatto la Serie A), ma il caso del Chievo è senza dubbio il più clamoroso, per il blasone della società.

La lunga crisi del Chievo

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Il Chievo è stato a lungo ritenuto un modello di club gestito bene e di successo, fin da quando nel 2001 raggiunse la Serie A per la prima volta nella sua storia, arrivando in testa al campionato con una squadra di sconosciuti, e ottenendo infine una qualificazione alla Coppa UEFA. Da allora, salvo una stagione tra i cadetti nel 2007/2008, il club veronese era sempre stato al massimo livello del calcio italiano, ma nel 2019 improvvisamente si erano notate le avvisaglie della crisi.

Garritano
Fonte: Instagram @acchievoverona

A settembre 2018, il Chievo era stato condannato dal Tribunale sportivo federale per un caso di plusvalenze fittizie, grazie alle quali Campedelli aveva coperto le grosse perdite della società, permettendole l’iscrizione in Serie A. I nodi erano presto venuti al pettine, e alla fine di quella stagione il Chievo era retrocesso in B. Due stagioni in Purgatorio, concluse entrambe con la qualicazione ai playoff, ma senza riuscire a tornare nella prima divisione.

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In tutto questo, però, la situazione economica del club non ha visto alcun cambiamento concreto, e l’arrivo della pandemia, nel corso del 2020, non ha fatto che peggiorare le cose. Infatti, solo le cessioni post-retrocessione (Depaoli, Leris, Stepinski, Jaroszynski) e i tagli alle spese hanno permesso di contenere le perdite e chiudere l’ultimo bilancio leggermente in positivo.

I motivi dell’esclusione dalla Serie B

Ad aiutare la società di Campedelli c’è stata anche una rateizzazione fiscale in dodici rate dei contributi di ottobre e novembre 2020 dei suoi dipendenti, utilizzando una norma approvata dal governo. Il problema è che le scadenze fiscali riconosciute dalla FIGC (e dalla Covisoc, il suo organo di vigilanza) sono diverse e non prevedono la possibilità di rateizzazione in più di quattro rate.

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Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, la Covisoc aveva provato ad avvisare il Chievo del rischio di non potersi iscrivere al prossimo campionato, ma senza ricevere risposta dal club. E così, l’8 luglio aveva bocciato la domanda degli scaligeri. La società di Campedelli aveva provato, nella settimana successiva, a sistemare i conti in tempo per il ricorso, su cui il 15 luglio si è espresso il Consiglio della FIGC, confermando però il parere negativo.

Chievo
Fonte: Instagram @acchievoverona

Oltre alle irregolarità finanziarie, però la situazione del Chievo risultava gravata da un forte indebitamento complessivo, pari a 20 milioni di euro.

Poche ore fa è arrivata anche l’ufficialità della non inclusione alla Serie D: infatti, per i clivensi non sono arrivate offerte da parte di imprenditori disposti a rilevare il club. Ergo, il Chievo Verona, un ventennio in Serie A in epoca recente, non esiste più.

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