Chi sono i sionisti

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Chi sono i sionisti
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I sionisti sono una delle componenti principali della politica in Israele, che ha attraversato tutta la storia dello stato ebraico. Scopriamo chi sono e cosa vogliono.

Nella lunga e complicata storia del conflitto israelo-palestinese, i sionisti sono una delle fazioni principale, spesso additati come nemici dai palestinesi e da chi ne sostiene la causa. Spesso, con questo termine si va ad identificare lo Stato d’Israele e i suoi sostenitori, e in particolare chi ritiene che Israele debba controllare tutta la regione della Palestina, ma la questione è più complessa di così. Il movimento sionista nasce a fine Ottocento grazie al giornalista ungherese di origine ebraica Theodor Herzl. Inviato a Parigi nel 1895 a seguire l’affaire Dreyfus, Herzl si convinse che l’antisemitismo in Europa rendeva impossibile una pacifica convivenza tra ebrei ed europei, e che per la propria sicurezza i primi avrebbero dovuto creare un proprio stato indipendente. L’idea della costituzione di uno stato ebraico circolava già da molto tempo, ma Herzl fu il primo a renderla realmente popolare tra gli ebrei europei, a partire dalla pubblicazione, nel 1896, del libro Der Judenstaat. Un anno dopo, a Basilea, veniva organizzato il primo congresso del movimento sionista, il cui nome deriva da quello del Monte Sion, dove nacque il primo insediamento di quella che sarebbe poi diventata la città di Gerusalemme. I sionisti iniziarono a propagandare l’idea di un’emigrazione degli ebrei dall’Europa verso la Palestina, all’epoca controllata dall’Impero Ottomano, dove creare un proprio stato. L’idea di Herzl, però, non raccolse molto consenso tra i principali capi di stato, e soprattutto tra le autorità turche, restie a rinunciare alla Palestina per far nascere una nuova entità politica ebraica. Per questo, inizialmente l’emigrazione ebraica nei propri territori d’origine fu solamente su piccola scala. Fu solo dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio della regione sotto controllo temporaneo della Gran Bretagna, che il numero di immigrati aumentò. Lo Stato d’Israele nacque infine nel 1948, dopo la Seconda Guerra Mondiale e la tragedia dell’Olocausto.

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Le caratteristiche e il pensiero dei sionisti

Generalmente, il sionismo può essere descritto come il nazionalismo ebraico, il cui punto principale è stato quello della creazione di uno stato ebraico nei territori da cui originariamente emigrarono gli ebrei secoli fa, cioè in Palestina. A sua volta, il movimento sionista ha però visto sorgere negli anni varie diramazioni del proprio pensiero originario, come il sionismo socialista, di ideali di sinistra e caratterizzato dall’istituzione dei kibbutz, il sionismo religioso, che si basa invece su una stretta osservanza dei dettami della religione ebraica, o il sionismo revisionista, nato nello Stato d’Israele e con una forte connotazione di estrema destra, incarnato oggi dal Likud, il partito di Benjamin Netanyahu. Oggi, soprattutto presso i suoi critici, il sionismo è identificato come un nazionalismo ebraico che vuole estendere lo Stato d’Israele all’intera Palestina, occupando anche i territori che nel 1948 l’ONU aveva assegnato alla popolazione araba. In quest’ottica, l’attività dei sionisti moderni si concentra sulla forte pressione e l’isolamento esercitati sulla Striscia di Gaza e la progressiva colonizzazione dei territori della Cisgiordania.

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