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La Chapecoense è tornata nel Brasileirão

Fonte immagine: @ChapecoenseReal (Twitter)

La Chapecoense è tornata nella massima serie brasiliana dopo una stagione dominata, arricchendo così una storia recente che ha pochi eguali

28 novembre 2016, 27 novembre 2019, 12 gennaio 2021. A molti queste date non diranno nulla, per un tifoso della Chapecoense – invece – rappresentano la storia recente del club. La prima, purtroppo, fa riferimento alla tragedia aerea che colpì il club brasiliano alla vigilia della finale di Copa Sudamericana, quando il velivolo sul quale volava la Chape si schiantò poco fuori Medellin.

La seconda, invece, coincide con la retrocessione nella seconda serie brasiliana, arrivata dopo tre salvezze consecutive quasi storiche, se consideriamo che – dopo il disastro – il club era ripartito da zero. La terza, e più recente, segna il ritorno della Chapecoense nel Brasileirão dopo un solo anno in purgatorio. Un traguardo sognato, cercato e raggiunto con rabbia e determinazione.

Fonte immagine: @ChapecoenseReal (Twitter)

Chapecoense, una stagione dominata

L’ufficialità della promozione è arrivata dopo il 2-1 rifilato alla Figueirense, firmato dalle reti di Paulinho e Derlan che, oltre a regalare una gioia immensa al club catarinense, hanno permesso alla società di limitare il bagno di sangue economico che sarebbe derivato da un’altra stagione in cadetteria. La festa, parallela a quella dell’America Mineiro (altra promossa di serata), si è protratta fino a notte fonda nelle strade di Chapecò, dove la polizia ha avuto il suo bel da fare per mantenere un barlume di sicurezza.

Il Brasile è devastato dall’emergenza sanitaria, ma per una volta non importa. La Chapecoense ha letteralmente dominato la seconda divisione, conquistando la risalita a quattro turni dal termine, ma staccando le concorrenti mesi fa (a oggi, i punti di vantaggio sulla quinta, sono addirittura 14) in un campionato difficile, soprattutto per la presenza di colossi come Cruzeiro, Ponte Preta e Vitoria.

Rosa rivoluzionata

I 27 anni di media della rosa fanno della Chapecoense una delle rose più vecchie della seconda divisione brasiliana ma, contrariamente al recente passato, è bastato per risalire al primo colpo. In estate la società, pur avendo portato avanti un mercato a saldo zero, aveva cambiato tanto, liberando le stelle che avevano offerte al piano superiore e puntellando la squadra con occasioni gratuite.

È il caso, per esempio, dell’ex cagliaritano Thiago Ribeiro, svincolatosi dal Novorizontino e accasatosi alla Chapecoense, dove ha ruotato per mesi nella formazione titolare. O Kadu, centrale di profonda gerarchia con un passato in Europa, uno dei giocatori centrali del progetto sportivo assieme al centravanti, e capocannoniere della squadra, Anselmo Ramos.

Nel vortice dei cambiamenti non ci è finito però Umberto Louzer, arrivato sul finire della scorsa stagione per salvare una situazione ormai compromessa. La società gli ha rinnovato la fiducia dopo la bella (ma inutile) rimonta salvezza fallita, confermandolo anche dopo la retrocessione. Il 40enne di Vila Velha non ha deluso, massimizzando le qualità della sua rosa e cucendo attorno alla squadra un piacevolissimo 4-2-3-1.

Fonte immagine: @ChapecoenseReal (Twitter)

La gioia di Alan Ruschel

Non era in campo nel match decisivo, ma Alan Ruschel merita comunque una menzione a parte. Il classe 1989 è il capitano tecnico e spirituale della Chapecoense. Lui, in quella maledetta serata del 2016, era sull’aereo ma è sopravvissuto, ritrovato tra le macerie dai soccorritori miracolosamente integro. Centrocampista centrale, quest’anno ha avuto il merito di tenere unito l’ambiente.

Ha festeggiato la promozione in campo con i compagni, in lacrime, probabilmente – anche se le telecamere non sono riusciti a immortalarlo – alzando gli occhi al cielo per chi non c’è più. Aveva già dedicato agli amici scomparsi la vittoria del Catarinense, qualche mese fa, ma questa è una gioia ancora più grande. A breve la società gli proporrà un rinnovo: ancora insieme, con la Chapecoense riportata dove le compete.

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