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Calciatori positivi Covid, protocollo serie A: cosa succede?

Con i 14 positivi riscontrati tra calciatori e staff del Genoa, il protocollo voluto da Figc, Lega e Comitato Tecnico Scientifico è stato rinnovato colmando una lacuna evidente. Ecco cosa succede se ci sono calciatori positivi Covid e le ipotesi di rinvio di una partita

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Dopo l’ufficialità della positività di 14 tesserati del Genoa, a 24 ore dalla sfida persa contro il Napoli, la serie A ha fatto i conti con il primo vero focolaio di Coronavirus. Il protocollo della Figc, concordato con Lega e Comitato Tecnico Scientifico, aveva previsto l’eventualità di un calciatore positivo e stabilito determinate procedure per gestire al meglio il caso. La ripartenza del calcio è infatti avvenuta solo dopo aver rispettato le indicazioni generali il documento redatto per la pianificazione, organizzazione e gestione delle gare di calcio professionistico in modalità ‘a porte chiuse’, finalizzate al contenimento dell’emergenza epidemiologia da COVID-19′.

Nel documento sono presenti anche le azioni di mitigazione dei rischi per la sicurezza dei calciatori, degli staff, degli arbitri e degli addetti ai lavori. Tutti i calciatori sono sottoposti a tampone solo 48 ore prima delle partite, un protocollo modificato appositamente per l’inizio della stagione 2020/2021. Con la ripartenza, era previsto un tampone ogni 4 giorni a causa del fitto calendario. Ora con tempi più dilatati, la decisione di prevedere tamponi solo 48 ore prima delle partite.

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Calciatori positivi Covid serie A, cosa succede e cosa dice il protocollo

Il protocollo prevede che l’intero ‘gruppo squadra’ debba essere isolato per un massimo di 14 giorni, con la possibilità però in caso di partita di svolgere un test con oneri a carico delle società sportive, per la ricerca dell’RNA virale, il giorno della gara programmata, successiva all’accertamento del caso confermato di soggetto Covid-19 positivo, in modo da ottenere i risultati dell’ultimo tampone entro 4 ore e consentire l’accesso allo stadio e la disputa della gara solo ai soggetti risultati negativi al test.

Dal 30 ottobre, un aggiornamento del protocollo prevede la possibilità di fare ricorso ai test rapidi di tipo antigenico, e non necessariamente ai test molecolari, come stabilito in precedenza. Questo è in linea con le nuove evidenze scientifiche e anche con quanto riportato nella circolare del Ministero della Salute del 29 settembre 2020.

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Proprio per questo il calcio d’inizio della sfida Napoli-Genoa è stato posticipato dalle 15 alle 18 dopo la positività di Perin e Schone. Come previsto dal protocollo, dopo i relativi test si è consentito l’accesso allo stadio dei calciatori risultati negativi. Al termine della gara, i componenti del ‘gruppo squadra’, così come previsto da protocollo, sono sotto sorveglianza attiva quotidiana da parte dell’operatore di sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente.

Cosa succede alla squadra con un calciatore positivo

Dopo aver disputato la partita, tutti i componenti della squadra sono sottoposti ad isolamento fiduciario presso una struttura concordata sotto controllo continuo del Medico Sociale. Tutti saranno sottoposti ad esecuzione di tampone ogni 48 ore per tutto il periodo di isolamento (che dipende dal tipo di caso), oltre ad esami sierologici da effettuarsi la prima volta all’accertata positività e da ripetersi dopo dieci giorni, o secondo periodicità o ulteriore indicazioni del CTS.

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Il periodo di isolamento e quarantena varia a seconda dei casi. Un positivo asintomatico deve restare in isolamento per 10 giorni, al termine dei quali deve effettuare un test molecolare e ottenere un risultato negativo, prima di tornare in squadra (10 giorni + test). Per il positivo sintomatico, la procedura prevede anche che, prima del test molecolare, il soggetto abbia trascorso almeno tre giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 senza sintomi + test). Chi, invece, anche in assenza di sintomi continua a risultare positivo da almeno una settimana, potrà interrompere l’isolamento dopo 21 giorni (contati dalla comparsa dei sintomi).

Per i contatti stretti asintomatici (cioè i compagni di squadra non contagiati), la quarantena può durare fino a 10 giorni dall’ultima esposizione, con test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno, o fino a 14 giorni, senza bisogno di test. Il protocollo specifica anche che nessun componente della squadra può avere contatti esterni. Resta però valida la possibilità di continuare ad allenarsi per prepararsi al match successivo.

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Calciatori positivi Covid, quando viene rinviata la partita (il caso Torino-Genoa)

In tanti si chiedono cosa succede se ci sono calciatori positivi Covid? Quante possibilità ci sono che venga rinviata una partita? Per arrivare al rinvio di un match la squadra deve avere l’indisponibilità contemporanea di 13 calciatori oltre al portiere. In pratica la positività al Covid è equiparata ad un classico infortunio, quindi il rinvio potrebbe essere previsto solo se la squadra non è in grado di avere il numero di tesserati necessari per scendere in campo. Non essendoci però una regola chiara (aspetto presente nei campionati spagnoli e francesi), che può variare in base all’andamento della pandemia sul territorio nazionale, il rinvio della sfida Torino-Genoa, in programma il 3 ottobre, rappresenta un precedente importante.

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Il Consiglio Straordinario della Lega ha infatti deciso:

  • se una squadra avrà almeno tredici calciatori disponibili, di cui un portiere, può giocare la partita. Prevista la sconfitta 0-3 a tavolino se si rinuncia alla gara. I 13 verranno conteggiati sul totale dei calciatori a cui è stato assegnato il numero di maglia.
  • Ogni squadra ha disposizione un bonus – uno solo – da giocarsi nel corso della stagione. Con almeno dieci giocatori positivi al Covid 19 riscontrati durante la stessa settimana, si potrà chiedere il rinvio della partita. Il Genoa ha quindi speso il suo bonus stagionale in serie A ottenendo il rinvio di Torino-Genoa.

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Le due norme valgono salvo “fatti salvi eventuali provvedimenti delle Autorità statali o locali nonché della Federazione Italiana Giuoco Calcio”.

Il caso Juventus Napoli

Ed è proprio il caso di Juventus-Napoli, in programma domenica 4 ottobre. Il Napoli è infatti impossibilitato a rispettare l’impegno, non per sua decisione ma per una disposizione dell’Asl di competenza che non ha concesso l’autorizzazione agli spostamenti. Secondo il protocollo della Figc, in occasione di un caso di positività, per gli spostamenti si deve far riferimento alla propria Asl di competenza. Proprio per questo motivo il Napoli non dovrebbe rischiare la sconfitta a tavolino.

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La “mancata partecipazione alla gara per causa di forza maggiore” (art. 55 Norme Organizzative Interne Federali) non è prevista sconfitta a tavolino. Per forza maggiore si intende, in dottrina, ogni forza esterna contro la quale il soggetto non può resistere e che lo determina, contro la sua volontà ed in modo “inevitabile”, al compimento di un’azione (C.S.A. SS. UU. del 15 gennaio 2018).

Se una società dimostra di aver fatto tutto quanto in proprio potere per disputare la gara (in questo caso, se dimostra il rigoroso rispetto dei protocolli sanitari nei giorni precedenti alla gara), nessun giudice sportivo potrà mai condannarla alla punizione sportiva della perdita della gara.

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Il Giudice Sportivo ha punito il Napoli con la sconfitta a tavolino e un punto di penalizzazione ma ha specificato nel comunicato diffuso dalla Lega di essersi “attenuto soltanto a deliberare sulle norme sportive, che secondo lui non sarebbero state rispettate, mentre gli è preclusa “ogni valutazione sulla legittimità (e ancor più ogni eventuale forma di disapplicazione) di atti e provvedimenti, in qualunque forma adottati, delle Autorità sanitarie e territoriali, nonché delle Autorità regionali, posti in essere a tutela della salute di singoli o della collettività”.

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